“Tregua in Iran entro aprile”. Casa Bianca ottimista sui negoziati ma invia 10mila soldati
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Roma, 15 aprile 2026 – Il presidente americano, Donald Trump, ritiene possibile la fine della guerra entro la fine del mese, con negoziati pronti a ripartire già la prossima settimana. The Donald sente avvicinarsi le elezioni di midterm e ha lanciato un messaggio per rassicurare il suo elettorato: il conflitto con l’Iran può essere risolto “quasi subito”, ha detto a Fox News, assicurando che “i prezzi del gas andranno incredibilmente giù”.
Intanto bisognerà vedere cosa succederà il 21 aprile, allo scadere della tregua. Gli Stati Uniti, infatti, hanno rifiutato di prorogare il cessate il fuoco. Ad ogni modo, un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi dopo il 18 aprile, forse ancora a Islamabad. Le trattative proseguono tramite il Pakistan, che ha inviato a Teheran il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi e il capo delle forze armate Asim Munir per recapitare un messaggio americano e preparare il terreno all’incontro. Gli Stati Uniti dovrebbero presentarsi con il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner.
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Sul conflitto si allungano anche ombre cinesi. Il Financial Times ha riferito che Teheran avrebbe usato un satellite commerciale per monitorare basi americane, accuse respinte da Pechino come “completamente fabbricate”. La Cina rivendica invece un ruolo nella mediazione e nega qualsiasi supporto militare, pur mantenendo contatti costanti con entrambe le parti per favorire una de-escalation.
I nodi restano gli stessi. Il più difficile riguarda il programma nucleare: Teheran non intende rinunciarvi. Il portavoce Esmaeil Baqaei ha ribadito che “il diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare non può esserci tolto”, richiamando il Trattato di non proliferazione. Il presidente Masoud Pezeshkian ha assicurato che l’Iran “non cerca la guerra”, ma non accetterà “la sottomissione”.
Desta preoccupazione anche il Libano, dove Israele ha intensificato la pressione su Hezbollah. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che un cessate il fuoco sarà possibile solo dopo lo stop ai raid.
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E poi c’è il nodo Hormuz. Diverse petroliere, almeno otto, sono state respinte dalla presenza militare americana, mentre Washington ha deciso di inviare circa 10.000 soldati e nuove navi da guerra per aumentare la pressione su Teheran. Un segnale chiaro: gli Stati Uniti non intendono arretrare sul controllo di uno dei principali chokepoint energetici, da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale.
Teheran chiede un regime speciale per lo Stretto e avverte: “Qualsiasi interferenza non farebbe che complicare la situazione”. Ma intanto potrebbe valutare la possibilità di consentire alle navi di navigare liberamente attraverso il lato omanita dello Stretto senza rischio di attacchi, nell’ambito delle proposte avanzate nei negoziati con gli Stati Uniti, qualora si raggiungesse un accordo: lo scrive Reuters in un’esclusiva sul sito, citando una fonte iraniana.
Intanto a Parigi è in corso un vertice militare tra Paesi non belligeranti, tra cui l’Italia, per valutare come ripristinare la libertà di navigazione.
Trump resta ottimista: “Vogliono un accordo a tutti i costi”. Ma dietro la spinta negoziale pesano anche i sondaggi, le tensioni tra i repubblicani e il vincolo dei 60 giorni per l’autorizzazione del Congresso. Più che una scelta, la pace rischia di diventare una necessità.
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