Papa Wojtyla, 40 anni fa l’indimenticabile visita a Prato. L’incontro con i lavoratori, in piazza 60mila per la messa
Papa Giovanni Paolo II davanti ai 60mila raccolti in piazza Mercatale
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Prato, 19 marzo 2026 – Quel mercoledì 19 marzo 1986 la città si svegliò presto. Ad aspettarla c’era una giornata davvero speciale e tutti volevano esserci. Quaranta anni fa Giovanni Paolo II aveva scelto di andare a Prato nella data in cui si festeggia san Giuseppe, il patrono dei lavoratori. La città era il simbolo dell’operosità e dell’intraprendenza coltivate nel lavoro e sentì l’orgoglio di essere guardata nella sua straordinaria crescita economica e produttiva, nella forza e il dinamismo del suo distretto tessile. Per il vescovo Pietro Fiordelli erano stati mesi di rapporto paziente e costante con la Santa Sede tessuti assieme a tutta la comunità pratese, con l’impegno del Comune e di tutte le forze economiche, politiche, sociali e culturali. La richiesta della visita papale era stata un coro. La Prato degli anni Ottanta aveva sulle spalle una lunga storia di maniche rimboccate e schiena dritta. Seppe diventare una macchina organizzativa composta ed efficiente. Nessuno si tirò indietro, la città si lanciò in una febbrile attività.
L’arrivo con l’elicottero
Atterrato con l’elicottero sul prato dello stadio Lungobisenzio, il primo appuntamento di Giovanni Paolo II fu alle 9 in piazza del Comune, accompagnato dal vescovo Fiordelli. Sul palco il capo della Chiesa si unì al sindaco Alessandro Lucarini per ricevere il saluto della comunità. Il Papa andrò dritto al punto. Disse che sapeva di trovarsi "in una città attiva e operosa", significativa nel panorama produttivo. Ma c’era una speranza da nutrire: "recare un proprio originale contributo alla creazione di un modello superiore di agglomerato urbano e operativo, una città a misura umana".
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I bagni di folla al Macrolotto e in Mercatale
Il programma di visita era incalzante, ma nessuno sentiva la stanchezza. In un bagno di folla festosa tra fiori e bandierine sventolanti realizzate dalla parrocchia di Tavola, Giovanni Paolo II si diresse al Macrolotto. Era quella la tappa della visita che meglio ne sottolineava l’importanza, il valore sociale e morale oltre che religioso. Quando arrivò alle 10.30 ventimila persone erano ad aspettarlo: operai, artigiani, impiegati, imprenditori, commercianti, pensionati e disoccupati. Ogni categoria di questi lavoratori poté parlare. Domande e riflessioni che lasciarono un segno anche nei rapporti tra imprenditori e sindacati. Fiordelli aveva chiesto all’Unione industriale di reperire un’area per l’incontro e Antonio Lucchesi, allora presidente, effettuò un sopralluogo aereo sul territorio.
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Furono individuati due grandi spazi vuoti di proprietà di Leandro Gualtieri della Filpucci che non si fece chiedere due volte la disponibilità a collegare i capannoni con l’abbattimento di un muro per ricavarne un unico spazio di circa 14mila metri quadri. Furono predisposte linee di trasporto pubblico straordinario e ricavati 6000 posti auto. L’architetto Elio Di Franco, esperto nell’allestimento dei padiglioni di Pitti filati, studiò come attrezzare la struttura e il progetto finì anche sulle pagine di un’importante rivista di architettura. Prato stava vivendo una grande occasione. E lo sapeva. Avrebbe dovuto ripensare al suo sviluppo e alla sua crescita. Le parole del Papa fecero da sprone e da monito. Alcune frasi diventarono il simbolo della visita: "Grande cosa è il lavoro, ma l’uomo è incomparabilmente più grande. Prima di tutto il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro". E ancora: "L’attività imprenditoriale misura il proprio livello di nobiltà e di moralità, spesso anche di efficienza, sull’atteggiamento che riserva all’essere umano".
A mezzogiorno in piazza Duomo il Papa recitò la preghiera dell’Angelus dal pulpito di Donatello e si rivolse alla piazza gremita di giovani e studenti. Parlò proprio per loro: "Il vostro avvenire sarà quale l’avrete voluto e preparato negli anni preziosi della giovinezza". E poi conquistò la piazza: "Auguro questo sole anche alla vostra vita. Che possiate non solo accoglierlo, ma anche darlo". Fioccarono applausi e grida di gioia, con l’entusiasmo che si addice ai giovani.
Seguì l’ostensione della Sacra Cintola. Nel pomeriggio il pontefice visitò gli ammalati nel complesso monumentale di San Domenico, poi si spostò dalle suore domenicane di Santa Caterina de’ Ricci e da quelle benedettine di San Clemente. L’intensa giornata si chiuse in piazza Mercatale con la celebrazione della Messa. Davanti ad oltre sessantamila persone il Papa mise al centro dell’omelia il valore della famiglia. Saggezza e speranza. Dopo dieci ore, il Papa salutò la città. In tutti lasciava la testa zeppa di parole per riflettere e il cuore gonfio di emozioni. Era stata proprio una grande giornata.
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