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Oro, la tempesta perfetta. Hanno già chiuso 80 aziende, allarme sui mercati in bilico

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30.03.2026

Le imprese nella morsa dell’effetto guerra: su tutto l’instabilità dei mercati

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Arezzo, 30 marzo 2026 – “Il rischio è il blocco totale delle esportazioni verso alcuni mercati”.Tempesta perfetta sull’oro di Arezzo e sirena d’allarme per “diverse piccole e medie imprese che lavorano quasi esclusivamente con Dubai”. Perché l’effetto estremo della guerra nell’area del Golfo, “significherebbe veder azzerato da un giorno all’altro il proprio fatturato”. Il quadro che disegna Maria Cristina Squarcialupi, al timone di Confindustria Federorafi e presidente di Unoaerre, gira sui numeri e sulle proiezioni a medio termine, ma pure sull’altalena delle oscillazioni del prezzo dei metalli preziosi. Uno status quo che alimenta l’instabilità, nemico numero uno di chi fa impresa.

Al cahier de doleances si aggiunge la nuova tassa sulle importazioni imposta dalla Turchia, i dazi americani (terzo Paese per le esportazioni aretine) e il riacutizzarsi del costo dell’energia. Una tempesta perfetta. “Il problema sono le costanti oscillazioni e la volatilità dei prezzi di oro, argento, platino, palladio e rodio che rendono massima l’incertezza e non permettono alcuna pianificazione”, sottolinea . A soffrire di più perchè focalizzato maggiormente verso Oriente è il distretto aretino: da gennaio a settembre 2025 fa i conti con una flessione dell’export dell’oreficeria pari al 31,7% (3,6 miliardi), anche se registra contestualmente un’impennata dell’acquisto di metalli preziosi (lingotti). Seguono i distretti di Vicenza che cresce del 5,8% (1,8miliardi), Alessandria con un +18,9% (1,6mld) e da Milano con un -38,9% (910 milioni).

Squarcialupi mette in conto “un rallentamento sugli ordini, ma quello che temiamo davvero è il totale blocco di alcuni mercati se la guerra dovesse continuare provocando così uno stallo in tutti i mercati mondiali”, anche perché “Dubai è un hub internazionale anche per raggiungere l’Estremo Oriente”. Il primo impatto colpirà “tante aziende concentrate su questi mercati”. E il rischio è che il fatturato si azzeri da un giorno all’altro.

Effetto impattante se si considera che il settore orafo in Italia contava nel 2024 6.825 aziende per 33.919 dipendenti ed un fatturato da 12,7 miliardi. Il nostro distretto da solo conta quasi il 20% delle imprese orafe e in termini di fatturato segue le stesse percentuali relative all’exportcon circa il 30/35% del totale. Al secondo posto Vicenza con il 20/25% e Valenza con il 15/20%. “Ora è tutto fermo” rimarca Squarcialupi. Un allarme rilanciato da Cna, numeri alla mano: sono oltre 80 le aziende aretine che da gennaio hanno chiuso i battenti e sale il ricorso alla cassa integrazione. Di qui la richiesta al governo di strumenti straordinari di sostegno alle imprese. Lo ha ribadito Mauro Benvenuto presidente degli orafi dell’associazione di categoria nel faccia a faccia con la parlamentare della Lega Tiziana Nisini e Massimo Guasconi, al timone della Camera di commercio.

La priorità ora è il prolungamento della cassa integrazione perché “molte aziende hanno già esaurito gli strumenti disponibili o stanno per farlo”. Nisini ha assicurato l’impegno per un “decreto che risponda concretamente a questa emergenza”.

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