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Metteva a letto i figli e incontrava le escort, la vita di Vasile Frumuzache: “Violenze da mio padre quando ero piccolo”

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20.03.2026

L’imputato Vasile Frumuzache insieme al suo legale, Diego Capano, ieri nell’aula bunker a Firenze

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Prato, 20 marzo 2026 – “Denisa mi aveva ricattato, mi aveva chiesto 10.000 euro per non dire a mia moglie del tradimento. Avevo paura. Ana Maria mi aveva rifiutato, aveva detto che le facevo schifo e così ho perso la testa”. E’ stata una lunga deposizione quella resa ieri mattina in aula bunker a Firenze da Visile Frumuzache, la guardia giurata di 33 anni che ha ucciso le due escort romene: Anna Maria Andrei, 27 anni, a fine luglio 2024 e Maria Denisa Paun, 30, la notte fra il 15 e 16 maggio scorsi.

L’interrogatorio dell’imputato è stato chiesto dal difensore, Diego Capano. In aula erano presenti i familiari delle vittime, la mamma di Denisa, assistita dall’avvocato Sabrina Serroni, il fratello e la sorella di Ana Maria, assistiti dall’avvocato Stifanelli. C’erano il procuratore di Prato Luca Tescaroli e il pm di Pistoia Leonardo De Gaudio. Anche la moglie di Frumuzache era presente: è arrivata da Trapani, dove si è trasferita in seguito all’arresto del marito, per stargli vicino. “Entrambi abbiamo subito il trauma dell’abbandono e voglio stargli accanto”, ha detto.

Frumuzache – in mezzo a tanti ’non ricordo’, ’non lo so’ e qualche contraddizione – ha raccontato della sua infanzia difficile: “Ho subito violenza da parte di mio padre fino a quando non mi sono trasferito in Sicilia nel 2008. Non lo vedo da 20 anni”, ha detto. Ha raccontato di non aver avuto la possibilità di studiare: “In Sicilia lavoravo come bracciante nei campi”. Poi l’incontro con la moglie e il trasferimento in Toscana dopo aver ottenuto il lavoro come guardia giurata. Consultava spesso i siti di escort?, ha chiesto il difensore. “Sì, ma poi me ne pentivo, lo facevo soprattutto per curiosità”.

Gli incontri con Ana Maria

Frumuzache ha sostenuto di aver avuto solo tre incontri con escort, sempre avvenuti quando la moglie era via per motivi di studio. La guardia giurata metteva a letto i figli intorno alle 20 e poi usciva per incontrare le donne. A fine luglio 2024 aveva contattato Ana Maria che aveva visto a Montecatini.

Avevano fissato un appuntamento e lui era salito sulla sua auto, poi si erano appartati alle Panteraie. “Mi chiese se ero italiano ma quando le ho detto che ero romeno mi ha risposto che le facevo schifo. Ho provato a trattenerla tenendole una spalla, spiegandole che ero pulito, ma lei non ne ha voluto sapere”. A quel punto, secondo il suo racconto, Ana Maria è uscita dall’auto e lui l’ha inseguita, ha estratto un coltello e l’ha colpita al collo. Poi è rimasto a vegliare il suo cadavere fino alla mattina successiva.

Successivamente è tornato a prendere l’auto della vittima che poi ha nascosto nel capanno nel giardino di casa a Monsummano. Non è chiaro chi abbia svuotato la casa di Ana Maria a Montecatini, Frumuzache ha sostenuto di non essere stato.

Più complessa è stata la ricostruzione dell’omicidio di Denisa. Nei giorni precedenti al delitto il killer era stato per ben due volte sotto al residence, la notte fra il 13 e 14 maggio (intorno alle 2) e la sera del 14.

“La prima volta volevo vedere dove fosse il residence in quanto non conosco Prato – ha spiegato – La sera avevo fissato un appuntamento con Denisa ma essendo arrivato tardi lei non mi ha fatto entrare”. Gli scambi sarebbero avvenuti per messaggio ma nei telefoni, sia di lui che di lei, non c’è traccia di queste conversazioni. “Le ho cancellate”, ha replicato. La sera del 15 maggio ha avuto l’appuntamento con Denisa al residence. Prima di consumare il rapporto sessuale i due hanno parlato. “Le ho detto che facevo la guardia giurata e che avevo famiglia, una moglie e due figli piccoli”. Dopo aver consumato il rapporto lui ne avrebbe chiesto un altro. “Lei però mi ha chiesto dei soldi per non dire a mia moglie che la tradivo. Diceva di avere dei filmati e persone che l’avrebbero rintracciata. Ho avuto paura e così l’ho strangolata”.

Frumuzache ha detto di essere rimasto un’ora nella stanza del residence dopo aver ucciso Denisa e in quegli istanti di aver pensato al suicidio. “Volevo spararmi con la pistola di servizio”. A quel punto ha messo la donna in una valigia e l’ha portata a casa.

Il macabro nascondiglio

Ha chiarito inoltre il mistero della lunga telefonata fatta a un suo cellulare che è stato localizzato a casa. “E’ un telefono che risponde in automatico alle chiamate, volevo controllare che fosse tutto a posto perché i bambini erano soli”. Il giorno successivo ha portato i figli a scuola, è tornato a casa, ha preso la valigia con il cadavere ed è andato al campo delle Panteraie. Lì ha tagliato la testa a Denisa usando una katana (su cui non è stato trovato sangue). Poi ha messo la testa in un sacchetto e gli ha dato fuoco a casa.

“C’è sempre qualcuno che ha deciso per me nella mia vita, sento delle voci nella testa”, ha aggiunto. Il difensore gli ha chiesto se quando ha commesso gli omicidi sentiva le stesse voci. “No, non credo”.

Movente e conseguenze legali

E’ emerso per la prima volta che Frumuzache ha preso dei soldi a entrambe le escort: 200 euro da Ana Maria e duemila da Denisa. “Non li ho spesi, li ho messi in un borsello nel capanno dove c’era l’auto”, ha sostenuto. I soldi però non sono mai stati trovati dagli investigatori. Un fatto nuovo che ha spinto il procuratore Tescaroli a contestare immediatamente anche l’accusa, di rapina.

Infine gli è stato chiesto conto del tentativo di fuga da Sollicciano. “Volevo difendere la mia famiglia perché hanno ricevuto delle minacce e perché alla scorsa udienza una persona fra il pubblico mi ha fatto il gesto ’ti taglio la gola’”. La Corte ha rinviato gli atti in procura per minacce aggravate. Infine l’avvocato Capano ha chiesto la perizia psichiatrica. La Corte deciderà alla prossima udienza.

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