Caro carburanti, l’autotrasporto lucchese pronto allo sciopero
Iniziano a vedersi anche cartelli che indicano l’esaurimento del carburante
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Lucca, 8 aprile 2026 – Caro carburanti, anche l’autotrasporto lucchese risente della crisi internazionale ed è pronta a scioperare dal 20 al 25 aprile.
A lanciare l’allarme è la Cna, preoccupata per le ricadute delle tensioni geopolitiche sull’economia provinciale e in particolare sul sistema delle piccole e medie imprese.
“Le guerre non sono mai un fatto lontano per l’economia reale – spiega Cristiano Tamarri, presidente degli autotrasportatori – perché incidono direttamente su energia, logistica, materie prime e mercati internazionali. In territori come il nostro, fortemente inseriti nelle filiere globali, ogni crisi geopolitica si traduce rapidamente in costi più alti e maggiore incertezza”.
È in questo contesto di estrema criticità che si inserisce la proclamazione dello sciopero da parte della categoria.
“La situazione è critica – conferma il portavoce Cna – Siamo arrivati a costi intorno a un euro al chilometro solo di autostrade e gasolio, senza considerare le spese vive di esercizio, con la preoccupazione rispetto all’imminente scadenza del contributo governativo che, comunque, è stato ampiamente superato dagli aumenti alla pompa. Nella nostra provincia, specialmente per chi lavora con il cartaceo, i margini erano già risicati e adesso sono insostenibili; c’è il rischio che qualche impresa debba fermarsi prima del 20 aprile”. Di fronte a questa emergenza, Cna Lucca ritiene fondamentale e urgente l’adozione di interventi mirati che passino attraverso il contenimento del costo dell’energia e un monitoraggio costante dell’andamento dei carburanti, il tutto all’interno di un rafforzamento delle politiche industriali, sia a livello nazionale che europeo, che siano realmente capaci di sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese.
“Pur avendo dimostrato negli ultimi anni una grande capacità di resilienza – afferma anche la presidente Cna Lucca, Sabrina Mattei – le piccole realtà del territorio non possono essere lasciate ad affrontare da sole crisi globali di questa portata, poiché è proprio nei loro costi operativi che la geopolitica si trasforma purtroppo in economia reale”.
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