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Ospedali sotto pressione, l’assessora Monni: “Con l’estate il sistema cambierà”

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08.04.2026

Assessora alla sanità Monia Monni

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Firenze, 8 aprile 2026 – Assessora alla sanità Monia Monni, anche i medici del pronto soccorso chiedono da tempo l’attivazione concreta delle case di comunità e si dicono disponibili a lavorarci in prima persona per intercettare i pazienti prima che arrivino in ospedale…

«Le case della comunità sono uno degli assi portanti della riorganizzazione del nostro sistema sanitario, sostenuta dal Pnrr. In Toscana siamo in una fase molto avanzata: entro giugno attiveremo le 82 strutture finanziate, portando a compimento un passaggio atteso da anni».

«E’ importante chiarire che non si tratta di una semplice estensione del pronto soccorso sul territorio. Stiamo lavorando a una trasformazione strutturale del nostro sistema sanitario in cui la risposta ai bisogni di salute si costruisce prima dell’accesso all’ospedale, attraverso una presa in carico continuativa e organizzata».

«In questo modello il perno è rappresentato dalla medicina generale organizzata nel Ruolo unico di assistenza primaria che prevede una componente strutturata di attività oraria a servizio del sistema, e noi, grazie agli strumenti introdotti dall’Accordo integrativo regionale, abbiamo dato attuazione al contratto nazionale, compresa la piena valorizzazione della quota oraria».

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Che ne dice della disponibilità dei medici di pronto soccorso?

«E’ certamente un segnale positivo e di responsabilità, ma oggi dobbiamo essere altrettanto chiari: gli organici ospedalieri sono appena sufficienti a garantire i servizi e non sarebbe sostenibile prevedere distacchi strutturali verso il territorio. Quello che invece stiamo costruendo è un sistema integrato, fatto di percorsi condivisi, collaborazione clinica e continuità assistenziale, perché l’obiettivo non è spostare il problema, ma evitarne la generazione a monte. Non si tratta quindi di trasferire attività, ma di costruire un modello diverso e più appropriato di risposta ai bisogni di salute».

Lo studio dell’emergenza-urgenza pubblicato ieri dalla Nazione fotografa una situazione critica: medici che lasciano o vogliono lasciare i pronto soccorso, carichi di lavoro insostenibili e stipendi ritenuti inadeguati. Cosa state facendo, concretamente, per trattenere i professionisti e rendere di nuovo attrattivo lavorare in emergenza?

«Il tema della difficoltà nel reperire e trattenere professionisti nell’emergenza-urgenza è reale e riguarda tutto il Paese, anche in relazione a scelte di programmazione della formazione che vengono da lontano. Come Regione Toscana abbiamo però agito con decisione , a partire dal 2023, introducendo un insieme articolato di interventi: non solo incentivi economici aggiuntivi rispetto al contratto nazionale, ma anche azioni organizzative per migliorare concretamente le condizioni di lavoro. A questo si affianca il rafforzamento degli organici, ad esempio con il concorso dedicato ai medici del 118, finalizzato al loro inserimento stabile nei pronto soccorso, e un lavoro importante sulla riorganizzazione dei percorsi clinici».

Evidentemente non basta…

«Nel 2022 abbiamo promosso la presa in carico precoce da parte della Medicina interna dei pazienti che necessitano ricovero, proprio per evitare che il pronto soccorso diventi un punto di accumulo. La linea è chiara: non basta rendere più attrattivo economicamente il lavoro, bisogna renderlo più sostenibile e meglio organizzato. Ed è su questo che stiamo intervenendo con interventi strutturali che richiedono un tempo fisiologico di messa a regime, non essendo soluzioni immediate o semplificabili».

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Nei pronto soccorso toscani manca ormai la fascia centrale: un medico su due ha più di 60 anni e circa il 20% è composto da specializzandi. Come pensate di ricostruire un equilibrio generazionale e garantire continuità al sistema nei prossimi anni?

«Lo squilibrio generazionale nei pronto soccorso è un dato oggettivo e, ancora una volta, si tratta di un fenomeno nazionale legato a una programmazione non sempre coerente nel tempo. Come Regione abbiamo già rappresentato al livello centrale la necessità di rafforzare le borse di specializzazione, ma nel frattempo stiamo lavorando su ciò che è nelle nostre competenze. In particolare, puntiamo su due leve: da un lato, favorire l’ingresso e la valorizzazione dei giovani professionisti; dall’altro, migliorare il contesto organizzativo in cui si trovano a lavorare».

«Il potenziamento della rete territoriale e l’attivazione delle case della comunità non sono solo una risposta ai cittadini, ma anche ai professionisti: ridurre la pressione sui pronto soccorso significa rendere più sostenibile il lavoro e più attrattiva la professione per le nuove generazioni. E’ dentro questo riequilibrio complessivo del sistema che si gioca anche la tenuta futura dell’emergenza-urgenza».

Quali misure per ridurre la pressione sugli ospedali e gestire il sovraffollamento?

«Siamo pienamente consapevoli della pressione che grava sui pronto soccorso e per questo abbiamo già attivato un insieme coordinato di interventi, azioni che intervengono su più livelli. Sul piano organizzativo, con il potenziamento del bed management e dell’infermiere flussista, figure strategiche che ottimizzano l’uso dei posti letto e il flusso dei pazienti. Sul piano clinico, con lo sviluppo dei percorsi See and treat e Fast track, approcci organizzativi per trattare rapidamente pazienti con codici di bassa gravità. Sul piano territoriale, con la presa in carico dei pazienti cronici e dei frequent users, oltre al rafforzamento delle cure palliative e dell’assistenza territoriale».

Il pronto soccorso non può essere l’unico punto di accesso al sistema sanitario…

«Questo punto è ben chiaro. Stiamo lavorando per distribuire meglio la domanda di salute, rendendo ogni livello del sistema più appropriato e funzionale. E’ un lavoro complesso ma necessario per superare un modello che negli anni ha concentrato sul pronto soccorso anche bisogni non propri».

Quando incontrerà i sindacati per sbloccare la questione delle indennità di pronto soccorso?

«Il rapporto con le organizzazioni sindacali della dirigenza è aperto e costruttivo, e il confronto è già in corso sui diversi livelli. Dal punto di vista tecnico, sono state attivate tutte le azioni necessarie per procedere alle liquidazioni delle indennità di pronto soccorso. Tuttavia, è corretto precisare che il percorso si è temporaneamente fermato proprio su richiesta delle organizzazioni sindacali, che hanno ritenuto opportuno effettuare verifiche in sede di confronto aziendale sui dati rendicontati dalle Aziende alla Regione. Per quanto riguarda l’assessorato, non è stato possibile partecipare al primo incontro, ma stiamo già programmando un nuovo momento di confronto, con l’obiettivo di accompagnare il processo in modo trasparente e condiviso. E’ un tema delicato, che va gestito con serietà e su basi tecniche corrette, nell’interesse dei professionisti e della tenuta del sistema. L’obiettivo è arrivare a una soluzione condivisa e sostenibile, nel rispetto delle norme e delle responsabilità di ciascun livello istituzionale».

Le chiedo una risposta netta: il sistema dei pronto soccorso in Toscana resterà sostenibile?

«Sì, il sistema dei pronto soccorso in Toscana è sostenibile nei prossimi anni, ma non perché resti immobile, bensì perché è già in trasformazione. Da un lato, stiamo assistendo all’ingresso progressivo di nuovi specialisti che stanno completando il loro percorso formativo; dall’altro, stiamo investendo in modo deciso sul territorio, con la messa a regime delle case della comunità. La vera sfida non è semplicemente mantenere l’attuale equilibrio, ma costruirne uno nuovo, più solido e più coerente con i bisogni di salute della popolazione. Per questo possiamo affermare con chiarezza che non stiamo facendo interventi emergenziali: stiamo cambiando il modello, e la Toscana è tra le Regioni più avanzate in questo percorso».

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