Sindrome del bambino scosso: all’ospedale di Empoli una giornata informativa
Sindrome del bambino scosso o Sbs (Shaken baby syndrome): ecco cosa non fare
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Empoli (Firenze), 10 aprile 2026 – Un gesto brusco, spesso dettato dall’esasperazione, può avere conseguenze gravissime sulla vita di un neonato. Per sensibilizzare la cittadinanza su un tema delicato come la Shaken baby syndrome, o Sindrome del bambino scosso (Sbs), l’ospedale San Giuseppe di Empoli promuove un’iniziativa informativa aperta al pubblico.
L’appuntamento è in programma per il 13 aprile, dalle 8 alle 20, con un info point allestito nella hall al piano terra del presidio ospedaliero, nell’area compresa tra gli sportelli Cup e la “Sala dell’orologio”. Qui i cittadini potranno ricevere informazioni e chiarimenti direttamente dalle professioniste della Pediatria: le dottoresse Laura Galli, Carmela Caputo, Cinzia Cioni, Serena Ballotti, insieme al personale infermieristico.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle Giornate nazionali di prevenzione della sindrome del bambino scosso, in programma l’11 e 12 aprile in oltre 150 città italiane. Dal 2024, la campagna è promossa dalla Fondazione Terre des Hommes Italia in collaborazione con la Società italiana di Pediatria e la Società italiana di emergenza urgenza pediatrica, con l’obiettivo di informare e prevenire un fenomeno ancora troppo poco conosciuto ma potenzialmente devastante.
«La Shaken baby syndrome è un'emergenza clinica che riguarda i bambini nel loro periodo di vita di massima fragilità, cioè tra le prime due settimane e i sei mesi – afferma il professor Roberto Bernardini, direttore della Pediatria dell’ospedale di Empoli –. Spesso lo scuotimento è l'esito tragico di un momento di impotenza e forte stress di fronte a un pianto che sembra inconsolabile. Tuttavia, è bene ricordare che la struttura cerebrale e ossea di un lattante è delicatissima: uno scuotimento violento può causare lesioni neurologiche permanenti, coma o, in un caso su quattro, il decesso. La nostra missione è fornire ai genitori gli strumenti per gestire queste criticità in sicurezza».
Come si svolgerà la giornata
Nello spazio informativo i cittadini troveranno pediatri e infermieri pronti al dialogo, video esplicativi e materiale illustrativo dedicato.
La dottoressa Laura Galli, pediatra del San Giuseppe sottolinea proprio l'importanza dell'ascolto: «Saremo presenti per spiegare che il pianto è l’unico linguaggio del neonato e che sentirsi sopraffatti non deve essere un tabù. Presso il nostro punto informativo non forniremo solo dati tecnici, ma consigli pratici: se il pianto diventa insostenibile, è meglio lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarsi per qualche minuto fino a riacquistare la calma, piuttosto che rischiare manovre brusche. Chiedere aiuto a familiari o professionisti è il primo passo per proteggere la vita dei più piccoli».
La sindrome è un quadro clinico che si manifesta quando un bambino, solitamente sotto i due anni, viene scosso con forza. Il cervello si muove liberamente nel cranio, subendo traumi che possono portare a epilessia, cecità o ritardi nello sviluppo.
Empoli colorerà di arancione il monumento di piazza della Vittoria
A testimoniare l'adesione della comunità alla giornata, la sera del 12 aprile, il Comune di Empoli illuminerà di arancione — colore simbolo della campagna — il monumento di piazza della Vittoria.
«Siamo lieti come amministrazione comunale di accogliere questo messaggio di sensibilizzazione - afferma il vicesindaco con delega alla Sanità, Nedo Mennuti -: la vicinanza ai genitori è uno dei principali gesti di prevenzione per tutelare chi rischia di avere danni permanenti da questi gesti di esasperazione, ossia i neonati. Ringrazio l'ospedale di Empoli e il direttore Bernardini per questa occasione di confronto al San Giuseppe a cui invito le famiglie a partecipare».
Cos’è la sindrome del bambino scosso
È una grave forma di trauma cerebrale causata dallo scuotimento violento, anche per pochi secondi, di un neonato o di un bambino molto piccolo, spesso in risposta a un pianto percepito come inconsolabile.
Tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, infatti, il pianto dei lattanti raggiunge il picco di intensità e può risultare prolungato e imprevedibile, generando forte stress in chi si prende cura del bambino. In questa fase i neonati sono particolarmente vulnerabili, ma la sindrome può manifestarsi fino ai due anni di età, compromettendo in modo permanente lo sviluppo.
Le conseguenze possono essere gravissime: cecità, tetraplegia, disturbi dell’apprendimento e della coordinazione motoria. Nei casi più gravi, circa uno su quattro, si può arrivare al coma o alla morte.
La diagnosi è complessa e spesso avviene dopo episodi ripetuti, quando il bambino arriva in pronto soccorso con sintomi già avanzati, come evidenziato dalla “Prima indagine sui casi di bambini vittime di Shaken baby syndrome in Italia”, realizzata da Terre des Hommes e dalla Rete ospedaliera contro il maltrattamento infantile.
Come prevenire la Shaken baby syndrome
Se il pianto del bambino diventa difficile da gestire, dopo aver verificato i suoi bisogni primari, è fondamentale metterlo in un luogo sicuro e allontanarsi per qualche minuto, il tempo necessario a ritrovare calma e lucidità. Non bisogna mai scuotere il piccolo.
Per approfondire il tema e conoscere le strategie di prevenzione, è possibile consultare il portale della campagna “Non scuoterlo” e il sito di Terre des Hommes Italia.
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