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L'algoritmo che 'legge' il sangue: la nuova frontiera che sta cambiando la cura del diabete (anche nei casi disperati)

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07.04.2026

Circa 63 milioni di persone nel mondo ricorrono all’insulina per gestire il diabete di tipo 2

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Firenze, 7 aprile 2026 – Le nuove frontiere della cura del diabete passano da tecnologie sempre più avanzate, capaci di migliorare la qualità della vita anche nei casi più complessi. Un contributo significativo arriva dall’esperienza della Diabetologia dell’ospedale San Giovanni di Dio, protagonista al congresso internazionale “Advanced Technologies & Treatments for Diabetes 2026”, che si è svolto il mese scorso a Barcellona.

Un evento di livello internazionale

L’appuntamento, tra i più importanti a livello mondiale sul tema, ha riunito esperti per discutere di innovazione, intelligenza artificiale, dispositivi intelligenti e nuove terapie. In questo contesto altamente specialistico, l’Azienda Usl Toscana centro ha portato i risultati del proprio lavoro clinico.

A rappresentare la struttura diretta dalla dottoressa Cristiana Baggiore è stata la dottoressa Claudia Colombi, che ha presentato due studi sull’utilizzo dei sistemi automatizzati di infusione di insulina (Aid), dispositivi che integrano microinfusore e sensore glicemico per una gestione più precisa della malattia.

I due lavori si sono concentrati su casi clinici particolarmente complessi. Il primo riguarda una donna di 56 anni affetta da diabete autoimmune dell’adulto e da altre patologie rilevanti, tra cui una malattia oncologica. La gestione risultava difficile, con forti oscillazioni della glicemia e frequenti ipoglicemie. L’introduzione del sistema Aid ha permesso di stabilizzare il quadro clinico, eliminando gli episodi ipoglicemici anche in presenza di terapie impegnative come steroidi, immunosoppressori e trasfusioni.

Il secondo caso riguarda una donna di 84 anni con diabete di tipo 1 da oltre mezzo secolo. Anche in questo caso, il passaggio a un sistema Aid ha portato a un miglioramento netto, garantendo un controllo più stabile senza episodi di ipoglicemia, un risultato particolarmente rilevante considerata l’età avanzata della paziente.

In entrambi gli studi emerge un dato chiaro: le tecnologie più innovative possono essere efficaci e sicure anche in situazioni cliniche complesse o in età avanzata, offrendo benefici concreti nella gestione quotidiana della malattia.

«La partecipazione al congresso è stata molto stimolante – spiega la dottoressa Colombi –. Un’occasione per approfondire le conoscenze e confrontarsi con le innovazioni che nei prossimi anni amplieranno le possibilità di cura. Abbiamo condiviso due esperienze che dimostrano come queste tecnologie possano davvero fare la differenza».

La presenza al congresso internazionale conferma dunque il ruolo della rete diabetologica dell’Ausl Toscana Centro nel dialogo con la comunità scientifica e nello sviluppo di percorsi di cura sempre più innovativi, costruiti sui bisogni reali dei pazienti.

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