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Quanti spettri del passato. Ma gli obiettivi sono noti

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28.02.2026

Il capitano viola David De Gea

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Solo la trasferta di lunedì a Udine chiarirà definitivamente se il brutto ko di giovedì contro lo Jagiellonia sia stato solo un episodio isolato all’interno di un momento di rinascita della Fiorentina. Che tuttavia, al netto del buon periodo dal quale arrivava, nella sfida di Conference con i polacchi ha sfoderato un autentico compendio di tutti gli errori che avevano contraddistinto la prima parte (abbondante) di questa stagione: approccio sbagliato - tanto nel primo quanto nel secondo tempo -, scarsa percezione del pericolo, difesa colabrodo e incapacità di "stare nella sofferenza", come suole ripetere Vanoli. Oltre a lasciare - di nuovo dopo la sfida in Coppa Italia col Como - la scomoda sensazione che le seconde linee non siano in alcun modo all’altezza della formazione titolare. Non certo un buona notizia in vista dei quarti di finale con il Rakow, contro il quale - a meno che i viola non riescano a mettere insieme tra i 4 e i 6 punti nelle prossime gare di Serie A con Udinese e Parma - giocherà ancora la formazione infarcita di riserve vista negli ultimi due match europei: il club in tal senso è stato chiaro, la priorità era e resta centrale al più presto la salvezza.

Di sicuro i 120’ disputati giovedì hanno portato in dote, qualificazione a parte, solo brutte notizie: una regressione generale sul piano della mentalità e del gioco, tre infortuni (di cui almeno uno serio, quello a Solomon) e tanta fatica accumulata da parte di alcuni big che il tecnico avrebbe volentieri risparmiato per la sfida di dopodomani. Di questo e di altro la squadra ha riparlato già ieri mattina, quando De Gea e soci si sono ritrovati al Viola Park per la seduta di scarico che ha sancito anche l’inizio della preparazione della gara in Friuli. Tanto il tecnico quanto i dirigenti, che hanno parlato alla squadra, si attendono un immediato riscatto.

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