Anna Pavlova, la ballerina che lasciò una nuvola in pasticceria
Che cosa può avere in comune una ballerina con una meringa? A prima vista, quasi nulla. Eppure, nel mondo dell’arte e della fantasia, le strade più sorprendenti finiscono spesso per incontrarsi. Anna Pavlova danzava come se il suo corpo non conoscesse il peso della terra; il dolce che porta il suo nome sembra invece voler fermare quella stessa leggerezza dentro una nuvola di meringa, panna e frutta e, quando arriva su una tavola, è difficile non pensare a un tutù bianco, a un cigno e a una ballerina che sembra sfiorare il pavimento invece di calpestarlo.
Anna Pavlova nacque a San Pietroburgo nel 1881. La danza entrò nella sua vita quando era ancora bambina e la condusse alla prestigiosa Scuola Imperiale di Balletto, dove iniziò una formazione severa e rigorosa. La tecnica del balletto classico richiede disciplina assoluta: anni di esercizi alla sbarra, equilibrio, controllo del corpo, precisione dei passi e una capacità quasi eroica di trasformare la fatica in naturalezza. Pavlova imparò tutto questo, ma non si accontentò della perfezione tecnica. Cercò qualcosa che apparteneva soltanto a lei. Quando arrivò al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, uno dei luoghi più importanti della grande tradizione russa, cominciò a farsi conoscere per una qualità particolare. Il suo corpo sembrava possedere una leggerezza fuori dal comune e il suo modo di muoversi riusciva a trasmettere emozione anche attraverso il gesto più semplice.
Il balletto dell’epoca era profondamente legato alla grande tradizione accademica russa. Le ballerine dovevano possedere una tecnica impeccabile, ma Pavlova seppe mettere la tecnica al servizio dell’espressione. La sua danza aveva qualcosa di fragile e insieme di intensamente teatrale. Il pubblico aveva l’impressione che i suoi piedi non toccassero davvero il palcoscenico e che il movimento nascesse naturalmente dalla musica. Era una forma di poesia senza parole. Le braccia, il portamento della testa, la delicatezza dello sguardo e persino il modo di fermarsi avevano un significato. Pavlova sapeva usare il silenzio e la pausa con la stessa efficacia di un grande attore.
Tra i balletti che appartenevano al suo repertorio c’era “La bella addormentata” di Piotr Ilici Ceaicovsky, uno dei capolavori assoluti del balletto ottocentesco. La musica di Ceaicovsky sembra fatta per raccontare il mondo delle fiabe: archi luminosi, legni delicati, ottoni solenni e momenti di grande intensità si alternano creando un universo incantato. Al centro c’è la principessa Aurora, simbolo........
