Proprietà della casa, la nuova frontiera dei divieti
La stretta sugli affitti brevi impedisce a milioni di dipendenti pubblici e professionisti di locare i propri immobili. Il titolo resta al proprietario, ma la decisione su come usarlo passa ormai dal potere politico.
C’è un confine invisibile che separa il possesso formale dalla disponibilità reale. E la recente stretta sugli affitti brevi lo rende evidente: puoi essere proprietario di tre appartamenti, non sei però libero di usarli come ritieni opportuno. Puoi averli acquistati, mantenuti, ristrutturati e pagati con redditi già tassati, ma nel momento in cui decidi di affittarli per brevi periodi, il potere pubblico interviene e ridefinisce la natura stessa di ciò che possiedi.
Il punto di svolta è contenuto nella legge di Bilancio 2026, che ha abbassato da cinque a tre immobili la soglia oltre la quale l’attività di locazione breve viene automaticamente considerata imprenditoriale, imponendo l’apertura della partita Iva. Come riportato di recente da Il Sole 24 Ore, questa modifica coinvolge oltre tre milioni di persone, tra dipendenti pubblici e professionisti, molti dei quali si trovano ora in una condizione paradossale: per legge non possono esercitare attività d’impresa e, dunque, non possono più affittare liberamente i propri immobili in forma breve.
Non si tratta di un dettaglio tecnico. È una trasformazione sostanziale del rapporto tra individuo e proprietà. La casa, infatti, non è più un bene disponibile, è una funzione subordinata a una qualificazione amministrativa. Non conta ciò che fai,........
