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Uno “stato di guerra” che ci rende barboni

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24.09.2026

Sgomberiamo il campo a dubbi e fantasie, perché nessun presidente della Repubblica italiana, visti precedenti storici e trattati del dopo 1945, si prenderebbe mai la responsabilità di dichiarare guerra alla Russia. Purtroppo, insiste una possibilità più subdola, che non compromette il capo dello Stato, il Governo e nemmeno il Parlamento. Ovvero la possibilità che venga dichiarato lo “stato di guerra” in Italia: un atto formale, deliberato dalle Camere e dichiarato dal Presidente della Repubblica (ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione) che, in considerazione degli atti della Nato ed Unione Europea, decida di congelare gran parte della vita economica e politica dell’Italia.

Lo “stato di guerra” rimanderebbe di un anno le elezioni: questo farebbe comodo sia ai partiti di maggioranza che all’opposizione. Soprattutto, forti del via libera del Presidente della Repubblica, le Camere delibererebbero lo “stato di guerra” conferendo al Governo i poteri necessari per ingessare ulteriormente la vita dei cittadini italiani: come nei desiderata di Bruxelles e poteri bancari vari. 

Ormai si sprecano le occasioni, i motivi e soprattutto i pretesti per dichiarare lo “stato di guerra”. E sembra quasi vengano costruiti ad arte da strateghi dell’economia dei disastri.

Ma veniamo agli input concreti: a Copenaghen si sono riuniti i 32 capi di Stato Maggiore della Difesa Nato. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (Presidente del Comitato militare dell’Alleanza, la più alta autorità militare della Nato) ha detto in varie interviste che gli Stati dell’Unione Europea devono stare al passo con........

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