Spie russe: l’Europa nel mirino
L’espulsione di tre diplomatici russi da parte dell’Austria riporta al centro della scena europea una verità che molti fingono di ignorare ma che, ciclicamente, riaffiora con forza: Vienna non è soltanto la capitale elegante della Mitteleuropa, ma resta uno dei principali crocevia dello spionaggio internazionale. La decisione annunciata dal ministro degli Esteri Beate Meinl-Reisinger arriva infatti al termine di una vicenda che ha il sapore della Guerra fredda aggiornata all’era digitale: una “foresta di antenne” installata sui tetti delle sedi diplomatiche russe, utilizzata – secondo le autorità austriache – per intercettare dati e comunicazioni, anche via internet satellitare, provenienti da organizzazioni internazionali presenti sul territorio. La ricostruzione, anticipata dall’emittente pubblica Orf e poi confermata dal ministero, ha trasformato un sospetto diffuso da anni in un atto politico concreto, cioè l’allontanamento di personale diplomatico accusato di aver travalicato i limiti dell’immunità per svolgere attività di intelligence. Mosca ha reagito con la consueta durezza retorica, denunciando una mossa “ingiustificata” e “politicamente motivata”, e promettendo una risposta.
È il copione classico delle relazioni tra Stati quando il terreno è quello opaco dello spionaggio: accuse, smentite, ritorsioni simmetriche. Ma al di là della dialettica ufficiale, il caso solleva interrogativi più profondi sulla posizione dell’Austria nello scacchiere europeo e sulla sua storica ambiguità strategica. Paese neutrale per tradizione e per scelta costituzionale, Vienna ha costruito negli anni una reputazione di piattaforma diplomatica globale, ospitando sedi chiave come le Nazioni Unite e l’Organizzazione per la........
