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Quando il Cremlino scopre lo stato di diritto

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05.03.2026

È notizia di questi giorni che la Banca centrale russa abbia avviato un’azione legale contro il congelamento delle proprie riserve finanziarie in Europa, sostenendo che le sanzioni occidentali violerebbero principi fondamentali del diritto internazionale, a partire dall’immunità sovrana degli Stati. Il fatto che sia proprio Mosca a invocare oggi la tutela dello stato di diritto internazionale merita più di una riflessione. Negli ultimi anni la Russia ha infatti affinato una strategia che potremmo definire di “legalismo selettivo”: un uso strumentale del diritto internazionale e delle istituzioni giuridiche per difendere i propri interessi, pur essendo uno degli Stati che più sistematicamente ne violano le norme fondamentali. La vicenda delle riserve congelate è emblematica. Dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, i Paesi occidentali hanno immobilizzato circa trecento miliardi di dollari appartenenti allo Stato russo, la maggior parte dei quali custoditi in Europa. Formalmente queste somme non sono state confiscate: la Russia ne resta proprietaria, ma non può utilizzarle finché rimangono in vigore le sanzioni. Proprio su questa distinzione giuridica Mosca fonda oggi le sue contestazioni, sostenendo che ogni eventuale utilizzo di quei fondi per sostenere la ricostruzione ucraina violerebbe il diritto internazionale.

Nel dibattito europeo, tuttavia, queste risorse vengono sempre più spesso considerate anche alla luce del principio di responsabilità internazionale dello Stato per fatto illecito. In quanto Stato aggressore, infatti, la Russia è giuridicamente tenuta a risarcire i danni provocati dalla guerra. In questa prospettiva, le riserve congelate non rappresenterebbero una confisca arbitraria, ma una leva finanziaria collegata alle future riparazioni dovute........

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