menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Con Mosca non bastano le parole

15 1
19.01.2026

Le parole pronunciate dal ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys arrivano come una doccia fredda su un dibattito europeo che, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, continua a oscillare tra fermezza proclamata e tentazioni di ritorno al passato. Budrys non usa giri di parole: con la Russia non funziona il linguaggio del dialogo così come è stato praticato prima del 2022, quando l’illusione di poter integrare Mosca in un ordine condiviso ha finito per mascherare una strategia aggressiva e revisionista. Pensare oggi di riaprire canali diplomatici “come se nulla fosse”, suggerisce il capo della diplomazia di Vilnius, significherebbe prepararsi a un esito “pessimo”, non solo per Kyiv ma per l’intera architettura di sicurezza europea. È un messaggio che pesa, perché arriva da un Paese che conosce la Russia non per astrazione teorica ma per esperienza storica, e che da anni avverte i partner occidentali dei rischi di una sottovalutazione sistematica del Cremlino. Il cuore dell’intervento di Budrys è una tesi netta: l’unico linguaggio che Mosca comprende è quello della forza, e oggi questa forza non è militare in senso stretto,........

© L'Opinione delle Libertà