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Carne da cannone

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30.04.2026

Le recenti dichiarazioni di Kim Jong-un hanno gettato nuova luce su una delle dimensioni più estreme e controverse del coinvolgimento della Corea del Nord nel conflitto tra Russia e Ucraina, confermando implicitamente pratiche militari che fino a poco tempo fa erano considerate soprattutto oggetto di speculazioni o rapporti d’intelligence difficili da verificare in modo indipendente. In un discorso ufficiale pronunciato durante una cerimonia commemorativa dedicata ai soldati nordcoreani caduti, il leader di Pyongyang ha apertamente elogiato coloro che avrebbero scelto l’autodistruzione pur di non cadere prigionieri delle forze ucraine, presentandoli come esempi supremi di lealtà e dedizione alla patria e al partito. Le sue parole non solo legittimano tali comportamenti, ma suggeriscono l’esistenza di una dottrina operativa che incoraggia esplicitamente il sacrificio estremo come alternativa alla cattura, una prospettiva che solleva interrogativi profondi sul livello di controllo esercitato sui soldati e sulla natura stessa dell’apparato militare nordcoreano.

Secondo numerose fonti, tra cui servizi di intelligence sudcoreani e testimonianze di disertori, ai militari inviati al fronte sarebbe stato impartito l’ordine diretto di togliersi la vita o ricorrere a mezzi distruttivi – come l’uso di granate personali – qualora si trovassero in procinto di essere catturati. Questo tipo di direttiva, se confermata in modo definitivo, rappresenterebbe una violazione radicale delle norme internazionali sui conflitti armati, oltre a costituire un esempio estremo di indottrinamento ideologico e disciplina coercitiva. Le parole di Kim, che ha definito “eroi” non solo coloro che hanno portato a........

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