menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

A Mosca il re è nudo: non chiamatelo Zar

12 0
14.04.2026

C’è una sottile ironia geopolitica nel modo in cui la Russia contemporanea sta ridefinendo – o forse dissolvendo – la propria influenza nello spazio post-sovietico. Mentre il Cremlino continua a proclamare ambizioni imperiali e a investire risorse immense nella guerra contro l’Ucraina, quelle che un tempo erano considerate sue naturali aree di influenza in Asia centrale guardano, con crescente pragmatismo, altrove. Non si tratta di un colpo di scena improvviso, ma di una lenta ed inevitabile erosione della capacità di influenza russa in una regione che per decenni aveva considerato acquisita. Il punto centrale non è tanto l’attivismo di nuovi attori, quanto l’assenza sempre più evidente della Russia. Per oltre trent’anni Mosca ha esercitato un ruolo dominante in Asia centrale, fondato su legami economici, militari e politici ereditati dall’epoca sovietica. Oggi quella posizione appare progressivamente svuotata. Non per una scelta strategica, ma come conseguenza diretta delle priorità imposte dalla guerra di aggressione contro l’Ucraina. Il conflitto ha assorbito risorse finanziarie, capacità industriali e attenzione diplomatica, lasciando poco spazio ad altre direttrici di politica estera. Le ambizioni globali del Cremlino restano intatte nella retorica, ma sempre meno sostenute da elementi concreti.

In Asia centrale, questo scarto tra dichiarazioni e realtà è ormai evidente. I Paesi della regione si stanno adattando. Il Kazakistan ha........

© L'Opinione delle Libertà