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La sparizione dei figli e il pauroso crollo della demografia

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17.03.2026

Nel 1971 Genova aveva 816.872 abitanti ˗ oggi ne conta circa 566.000, con una perdita di oltre 250.000 residenti in 50 anni. Il calo non è causato dall’emigrazione, ma da un saldo naturale devastante: ogni anno nascono circa 3.300 bambini e muoiono circa 8.000 persone, cioè muore quasi il triplo di chi nasce, agni anno. È come una guerra, con un grande caos e poca consapevolezza del problema.

Di fatto Genova è in crisi dal 1992 (anno delle Colombiadi). La politica non ha risolto molto. A sinistra si è offerta solo una gestione dei figli da parte dello Stato e delle amministrazioni locali. Non sembra sia stata una scelta efficace. Alle elementari a tempo pieno i bambini di sei anni hanno 8 ore di scuola, e quasi zero attività fisica. Crescono come a Sparta, dove li strappavano da piccoli alle famiglie per prepararli alla guerra.

La mia generazione andava a scuola a piedi; dopo la scuola avevamo circa una o due ore di giochi liberi senza sorveglianti nel cortile di casa (pieno di bambini e ragazzi). Le mamme erano almeno al 60 per cento in casa, dove seguivano senza ossessioni i figli dalla finestra, e poi controllavano, come e se, svolgevano i compiti assegnati. Non c’erano distrazioni, a parte il gioco all’aperto (libero, lo ripeto), e la lettura di libri e giornalini. Poca tv. Si cresceva senza odiare il sapere, e molto più sani. Da bambino imparavi a non fare né il bullo né a subire i bulli. Se eri magro avevi amici che ti davano una mano contro i più grandi e stronzi. D’estate i bambini e ragazzi si inselvatichivano in libertà, sempre giù di sotto a giocare. Sulle coste si poteva andare al mare in gruppo, dopo i dieci anni. Altrove si giocava nei boschi o in campagna.

LE POLITICHE PUBBLICHE DELLA POLITICA PER LA FAMIGLIA E IL CONTRASTO AL CALO DEMOGRAFICO

La sinistra punta al rigore, con un uso dei Servizi sociali a volte distorto, e altre insufficiente. Si veda il caso della “famiglia nel bosco”, cancellata senza pietà da presupposti poco vicini alla cultura cattolica come a quella laico-liberale alla Cesare Beccaria. Un caso sul quale la stampa avrebbe dovuto evidenziare la mancanza di un supporto efficace delle amministrazioni che non si è visto né prima, né in fase di procedimento, né (sarà inevitabile) dopo. Si arriva in altre situazioni a un cinismo quasi eugenetico.

Non si può dire che le politiche pubbliche attuate dal centrodestra siano state sufficienti a invertire il crollo delle nascite. Il contributo per ogni nuovo nato, di 1000 euro una tantum, è insufficiente e al di sotto rispetto ad altre nazioni europee. In Germania si arriva a un assegno universale per ogni figlio di 259 euro al mese (esteso anche a famiglie di lavoratori stranieri non residenti in Germania). Certo, in Italia prima c’era il nulla, ma mille euro non sono una soluzione strutturale. Tuttavia, nel 2026 l’Assegno Unico Universale per figlio ha importi mensili che vanno da un massimo di circa 203,80 euro (con Isee fino a 17.468,51 euro) a un minimo di 58,30 euro (oltre 46.582,71 euro) per figlio minorenne. Sono previste maggiorazioni per figli successivi, disabilità o mamme lavoratrici. Tra i 18 e 21 anni gli importi sono ridotti (da 25 euro a oltre 60 euro a seconda del reddito) per chi studia. Previsti aumenti........

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