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Procure senza freni e Stato sempre più invasivo

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Il cittadino resta l’unico senza potere

Le ultime prese di posizione del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo sul regime delle intercettazioni riportano ancora una volta al centro un problema che in Italia non si affronta mai fino in fondo: la crescita costante del potere dello Stato attraverso lo strumento giudiziario.

Melillo ha criticato l’attuale impostazione dell’articolo 270 invocando interventi normativi che incidono sull’applicazione dell’articolo del Codice di procedura penale, cioè la norma che vieta l’utilizzo dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate, salvo eccezioni previste dalla legge.

Il punto non è tecnico. È politico.

Perché il cuore della discussione è sempre lo stesso: quanto deve essere “libero” il riutilizzo delle intercettazioni e quanto invece deve restare confinato entro limiti rigidi di garanzia.

IL NODO: ARTICOLO 270 CODICE PROCEDURA PENALE.

L’articolo 270 c.p.p. stabilisce un principio chiaro: le intercettazioni non possono essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli per cui sono state disposte, salvo casi specifici previsti dalla legge, in particolare per reati di grave allarme sociale.

Il Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Giuseppe Visone, intervenendo........

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