Taiwan, tra Usa e Cina
L’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping è stato per molti versi una novità e un evento che rappresenta una controtendenza rispetto alle dinamiche politiche che si sono misurate negli ultimi quarant’anni tra le due grandi potenze. È stato un meeting fondato sul principio della realpolitik e della volontà di allargare gli scambi commerciali tra le due nazioni, al fine di alimentare l’economia e la strategia delle due superpotenze secondo il principio del nuovo secolo, tanto caro al presidente Trump, che nessun rapporto politico è da declinare in via di principio perché può sempre essere portatore di occasioni di crescita.
Questa tendenza alla distensione è molto diversa da ciò che era accaduto ai tempi del primo mandato di Trump, che vedeva nella Cina una minaccia predatoria per gli interessi americani e occidentali, tanto che già allora il presidente aveva preso a sollevare dazi e tariffe per contenere Pechino. Questo cambiamento di registro si discosta anche dalle politiche successive dell’amministrazione Biden volta a intensificare quelle misure restrittive fino ad arrivare al divieto assoluto di vendere chip da parte di aziende americane come Nvidia o Intel, che sarebbero potuti servire alla Cina per sviluppare gli asset più evoluti dell’intelligenza artificiale.
L’inizio del........
