Si vis Nobel, para bellum
La Norvegia è famosa per il farikal (piatto nazionale a base di agnello e verza), le patate autoctone, il Sole di mezzanotte, l’Urlo di Edvard Munch, l’aurora boreale, la maestria nel football ˗ ne sanno qualcosa le salmonate affumicate a puntino Roma, Inter e nazionale italiana ˗ infine, per il Nobel per la Pace.
Grande stima, dunque, per questa Nazione in verticale che si allunga imperterrita dal clima relativamente mite di Bergen fino ai meno 40 gradi del Polo Nord.
L’idiozia, però, a volte regna sovrana nelle capocce che assegnano il Nobel. Sarà il gelo norvegese o gli acidi urici da troppa carne di renna ed alce, fatto è che, nell’ordine, diedero il Nobel della pace:
1) al cretinetti Al Gore, perché, a completare il campionario di scemenze, previde a breve, nel 2006, la desertificazione dei Paesi ˗ Italia compresa e da allora sempre più alluvionata ˗ del Mediterraneo;
2) al bellicista bombarolo Barack Hussein Obama;
3) a Willy Brandt, il socialsospettato........
