Roberto D’Agostino come Robinson Crusoe
Amico romano, concittadino della Ztl, prestami ascolto, sono qui non per seppellirti, bensì per rincuorarti e sollevarti dal malumore. Quando sei depresso e hai bisogno di aiuto, accorro misericordioso e afferro il cric più resiliente per rialzarti. Pur lontano chilometri dal centro storico, ho avvertito il tuo grido di dolore a proposito del “vergognoso silenzio dell’opposizione per l’assurda querela del ministro Matteo Piantedosi a Dagospia”. In verità, dovevi saperlo che tu, essendo un tardivo parvenu in mezzo ai resti di sacrestia dossettiana, ai pronipoti di Palmiro Togliatti e ai diseredati da Beppe Grillo – scrivesti da gaudente, liberal sapiente, addirittura il blasfemo ed eretico Come vivere, e bene, senza i comunisti (Mondadori, Milano 1985) – saresti rimasto solo e abbandonato come un bastardino in autostrada, senza collare e senza ciotola. Infatti, lamenti il “silenzio assordante dai pavidi riformisti del Pd. Dai 5 stelle e dalla cricca di Elly”. Anche qui, povero Roberto, che ti potevi aspettare dopo che a Elly Schlein, con gli ennesimi strali misogini, non hai mai perdonato i tanti passaporti e le tendenze sessuali, spiattellate quasi sempre senza motivo, solo per sfotterla come lesbica militante? Chi ferisce di scherno, di solitudine perisce.
All’intero campo largo indirizzi pure un anatema da disperato: “Questo sì che è saper far politica: legittimano il silenzio del ministro sulla sua storia con Claudia Conte. Ve lo meritate questo governo, pippe!”. Per........
