Il tradimento dell’Occidente seduto sull’ombra della fossa
Quattro mesi dopo la sua morte avvenuta durante i primi raid statunitensi e israeliani della guerra in Iran, il regime ha allestito per Ali Khamenei quello che viene presentato come il più imponente funerale di Stato nella storia della Repubblica islamica. Le celebrazioni iniziate il 4 luglio e protrattesi per sei giorni, si sono trasformate in una adorazione del tiranno, un lungo pellegrinaggio del feretro attraverso 5 tappe nelle città sante fino alla sepoltura a Mashhad.
Le immagini raccontano la solidità di un regime ancora profondamente radicato in una parte consistente della società: un mare di bandiere rosse, scene di commozione collettiva, religiosi, cortigiani del potere, santoni e fanatici tutti raccolti intorno alla figura del leader scomparso. Nel frattempo, la pantomima del comunislamismo: quella gigantesca operazione di propaganda che sbeffeggia la popolazione che fatica a sopravvivere, distrutta dalla fame da un’inflazione allo sbando. Il regime mobilita le aziende private e i dipendenti pubblici per sostenere economicamente le cerimonie e impegnarsi nella fornitura di servizi; aumenta il prezzo del pane, ma lungo il percorso del feretro lo distribuisce gratuitamente per attrarre più persone. Le esequie diventano così una vetrina politica in cui la piazza mostra il volto autentico del fondamentalismo. Lo dimostrano i numeri gonfiati delle presenze (che il regime porta fino a dieci milioni di partecipanti), la ritualità delle folle che scandiscono slogan contro gli Stati Uniti, il dogmatismo spietato di adulatori assuefatti alla violenza ideologica che inneggiano alla distruzione dello Stato di Israele, i colpi ritmici al petto dello Sineh-Zani, segno di rabbia devozionale, i drappi rossi invocanti vendetta e le bandiere dell’Hezbollah libanese esibite lungo il corteo.
Perfino la selezione dei versetti coranici recitati durante le........
