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Il grande mercato farmacologico della paura

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01.09.2026

“Prima ti fanno paura, poi ti vendono la soluzione” in questa frase, tanto semplice quanto inquietante, è racchiusa una delle questioni più delicate della medicina contemporanea: dove finisce la cura e dove comincia il mercato?A porre il problema sono alcuni medici che, con parole durissime, denunciano quello che considerano un progressivo snaturamento della professione sanitaria.

Un’accusa che non può essere generalizzata all’intero sistema sanitario, né trasformata automaticamente in un fatto provato, ma proprio per la sua radicalità merita di essere analizzata.Perché dietro lo sfogo esiste una questione reale, studiata da oltre trent’anni: il cosiddetto disease mongering, espressione con la quale si descrive la tendenza ad ampliare il perimetro della malattia fino a comprendere condizioni sempre più lievi, fattori di rischio, stati fisiologici o esperienze della vita quotidiana.Ciò non significa necessariamente “inventare” una malattia dal nulla, in quanto il meccanismo può essere molto più sofisticato, ossia quello di modificare la percezione sociale di una condizione, enfatizzarne i possibili rischi, abbassare progressivamente la soglia diagnostica e, contemporaneamente, rendere disponibile una risposta terapeutica.Questo è il tema affrontato già nel 1992 da Lynn Payer in Disease-Mongers: How Doctors, Drug Companies, and Insurers Are Making You Feel Sick e nel 2005 da Ray Moynihan e Alan Cassels, con Selling Sickness: How Drug Companies Are Turning Us All Into Patients, i quali hanno descritto il fenomeno come una trasformazione delle persone in potenziali “pazienti” attraverso l’espansione dei confini della malattia.Il meccanismo è particolarmente potente quando entra in gioco la paura con diagnosi come le seguenti: “Aumenta il rischio cardiovascolare” o “Potresti sviluppare questa patologia” o “Devi intervenire prima che sia troppo tardi”.

Le suddette espressioni sono formule che possono avere una piena legittimità scientifica se inserite nel corretto contesto clinico, ma il problema nasce quando il linguaggio del rischio viene separato dalla sua dimensione statistica e trasformato in una minaccia individuale percepita come imminente.Infatti, le persone comuni difficilmente sono in grado di distingue tra rischio relativo e rischio assoluto e un aumento percentuale può apparire enorme se non viene spiegato quale sia il rischio........

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