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I vaccini anti-covid: il caso del militare diventato cieco

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Il tempo è galantuomo e mai come in codeste vicende questo proverbio è alquanto veritiero nella declinazione degli eventi. Un giorno, probabilmente non tanto lontano, i libri di storia parleranno dell’isterica campagna vaccinale di farmaci a mRna non sperimentati, ma allo stesso tempo imposti ai cittadini come fossero essi stessi delle cavie da macello.

Inoltre, per quanto il mainstream abbia cercato e continui incessantemente a cercare, di occultare e censuare gli effetti collaterali nefasti dei cosiddetti vaccini anti Covid, la verità emerge, quella verità scientifica che dimostra che tutto ciò che è accaduto ha violato in modo colposo (se non doloso) il diritto alla salute, ossia quell’unico principio costituzionale che, oltre a essere considerato fondamentale, è inviolabile.

Il racconto di seguito riportato testimonia che quanto finora asserito non può essere discriminato come complottismo, bensì deve essere definito come realtà dei fatti comprovati dalla scienza medico-legale. La vicenda in oggetto è assai tragica e proprio perciò scuote le istituzioni, interroga la politica sanitaria e apre scenari giudiziari di enorme portata. Infatti, per la prima volta in modo così netto, un organismo medico militare dello Stato ha riconosciuto il nesso causale tra il vaccino anti-Covid Comirnaty di Pfizer e una disabilità gravissima e irreversibile.

Protagonista, suo malgrado, è un giovane militare di carriera originario di San Severo, arruolato nell’esercito e sottoposto, come migliaia di colleghi, alla vaccinazione obbligatoria durante l’emergenza pandemica. L’aspetto più drammatico è........

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