Carcere e riabilitazione, intervista a Gianni Alemanno
Nell’interesse della collettività: concentrarsi più sull’aspetto rieducativo della pena che su quello punitivo
Incontriamo Gianni Alemanno, tornato pienamente in libertà il 24 giugno scorso, per parlare obiettivamente e serenamente delle lacune e carenze del sistema carcerario e delle condizioni di vita quotidiana di detenuti e operatori. Le quali, secondo la sua esperienza in carcere, vanno senz’altro migliorate, per renderle anzitutto conformi al dettato della nostra Costituzione. “Dove – ricorda Alemanno – l’articolo 27, terzo comma, stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. A gennaio scorso, ha pubblicato, su Amazon, il libro L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane, con prefazione dell’ex-parlamentare radicale Rita Bernardini, presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino, e membro del comitato scientifico del Movimento diritti detenuti. Libro scritto da Alemanno insieme a Fabio Falbo: detenuto “di lungo corso” che in carcere, laureatosi in Giurisprudenza, è da anni attivo nel sostegno dei detenuti che hanno minori strumenti per difendersi.
Gianni, come definiresti, complessivamente, la tua esperienza in carcere, durata quasi un anno e mezzo?
Ho capito che la situazione carceraria italiana richiede assolutamente interventi di riforma profondi e organici, legati a piani concreti e a medio-lungo termine. Dispiace veramente dirlo, ma oggi, in sostanza, una persona in carcere il più delle volte è messa a........
