Sahel: il jihadismo ridisegna i confini geografici
A proposito di guerre croniche dove non si scorge il vincitore e il perdente, la questione dell’avanzata del jihadismo nel Sahel è una espressione di conflittualità che ha grandi possibilità di restare “endemica” a questa area geografica e senza definire la superiorità di una fazione rispetto a un’altra. Dopo il Burkina Faso e il Mali che in modo diverso stanno affrontando la radicalizzazione territoriale di gruppi jihadisti, ora anche il Niger, Paese confinante e lato del triangolo definito “zona dei tre confini” e caratterizzato da una forte presenza estremista islamica, si sta organizzando con proprie “milizie civiche” per affrontare il rischio di essere fagocitato da gruppi jihadisti afferenti alle varie articolazioni dello Stato islamico in Africa. Circa tre mesi fa il governo nigerino alla luce anche dell’assedio effettuato da gruppi jihadisti alla capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, parzialmente privata per alcune settimane di cibo e carburanti, ha chiesto la mobilitazione generale al fine di creare un sistema di difesa, anche su base civile, per fronteggiare la dilagante espansione jihadista. Il presidente del Niger, generale Abdourahamane Tiani, a capo di una giunta militare dal 2023, già ad agosto dell’anno scorso aveva comunicato la nascita del programma “Garkouwar Kassa”, ovvero “scudo della patria” in lingua hausa.
Ma come sono arrivate a essere così........
