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Crisi di sussistenza e le scelte impossibili

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02.09.2026

Gli ultimi anni del potere del vecchio e malato Ali Khamenei furono caratterizzati dalla questione della sua successione. Già la sua successione al fondatore del regime “islamico”, il carismatico Ruhollah Khomeini, nel 1989, fu problematica: e ci vollero prima l’abilità di Ali Akbar Rafsanjani e poi l’astuzia di Khamenei per tenere in piedi la baracca della Repubblica islamica. Perché l’assurda istituzione del velayat-e faghih era un vestito cucito su misura a Khomeini. Una caratteristica dei regimi totalitari è proprio la crisi nella scelta del successore: perché ogni dittatore che si rispetti elimina sistematicamente tutti coloro che, anche solo in potenza, potrebbero risultare validi per quel ruolo. Nelle dittature accade spesso che il trono passi dal padre al figlio: sebbene non all’altezza, il discendente offre comunque una parvenza di continuità, un simbolo utile a preservare l’illusione della stabilità. Così è accaduto anche nelle stanze buie del regime di Teheran. L’eliminazione di Ali Khamenei, il 28 febbraio, ha fatto precipitare la situazione: e il secondogenito Mojtaba è stato innalzato al rango di leader dello Stato islamico, sebbene se ne parlasse da anni e non avesse........

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