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Taccuino Liberale. Perché votare Sì è liberale, liberista e libertario

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20.03.2026

Si sta scrivendo tanto sul referendum confermativo della legge di modifica costituzionale sull’ordinamento giudiziario, ed anche il Taccuino ha preso qualche appunto. 

Se si volesse spiegare a qualcuno quale scelta debba fare un liberale, bisognerebbe dirgli che dovrebbe votare convintamente Sì, per una serie di ragioni. La prima e che così si crea un equilibrio, anche all’interno del sistema giudiziario, rispetto ad alcune funzioni del Csm, che oggi non ce l’hanno. Spieghiamo meglio.

Se l’organo di autogoverno della magistratura è unico, sia per gli inquirenti che per i requirenti, diventa difficile che la libertà dei rappresentati e dei rappresentanti (degli uni e degli altri) possa esprimersi al meglio, perché le carriere e le sorti dei componenti della magistratura sono legate a doppio filo; è più probabile che (per usare una metafora) una mano lavi l’altra e tutte e due lavino la faccia.

Risultato, faccia pulita. I dati lo confermano: oltre il 50 per cento dei procedimenti disciplinari si conclude con un’assoluzione. Dal sito lamagistratura.it, apprendiamo che le assoluzioni possono derivare o dall’inesistenza dell’addebito, o dalla scarsa rilevanza disciplinare del fatto. Come a dire: “Fratello, avrai anche peccato, ma è un peccato che tutti i tuoi colleghi, a vario titolo e motivo, ritengono lieve, talmente lieve che sei assolto, senza neanche dover recitare almeno una preghierina quale segno di riparazione o penitenza”.

Quando eravamo bambini ed andavamo a confessare i nostri non peccati (alzi la mano chi inventava il peccatuccio per accontentare il prete, ma che in cuor suo sapeva benissimo che prendere le caramelle o i biscotti senza chiedere il permesso alla mamma non era furto con destrezza) ci veniva impartita la penitenza di minimo 10 Ave, Padre e Gloria. Il Csm è più indulgente.

Se lo stesso organo di autogoverno con competenze disciplinari deve giudicare dell’errore, ad esempio, di una ingiusta detenzione, misura chiesta da un Pm e convalidata da un giudice, se l’organismo è composto da giudici e Pm, e l’errore è imputabile all’uno o all’altro, che interesse avrà la componente dei Pm a sanzionare un giudice (e viceversa) se la volta dopo la decisione può essere a parti invertite? Una mano lava l’altra e tutt’e due lavano la faccia.

Peccato, che l’ingiusta detenzione magari l’ha scontata un poverino che poi risulterà estraneo ai fatti, innocente, a cui nessuno laverà la vita da quell’esperienza atroce che è il carcere. Chiedete ai familiari di Enzo Tortora (che fu arrestato assieme a Franco Califano, per poi essere assolto, anche lui) o di Luigi Sparaco (la cui impresa poi fallì, dato che il processo durò ben 8 anni e nel frattempo fu emanata una misura interdittiva di partecipazione agli appalti pubblici e non vi fu modo di far sopravvivere l’azienda).

Potreste chiedere a Giulia Ligresti alla quale fu proposto il patteggiamento (quindi ammissione di colpa) come via per ottenere la scarcerazione, e che dire dei casi di Beniamino Zuccheddu (solo 33 anni di carcere da innocente) o di Giuseppe Gulotta (22 anni di carcerazione per poi essere dichiarato innocente) o di Gigi Sabani?

Chi non ricorda il caso di Mario Oliverio, alla guida della Regione Calabria, a cui fu inflitta la “sola” misura dell’obbligo di dimora, ma è stato assolto dalle accuse “perché il fatto non sussiste”?

Questi sono solo alcuni dei casi più eclatanti, ma è possibile sentire storie ogni giorno, di innocenti detenuti per mesi, anni, per poi essere scagionati da tutte le accuse,........

© L'Opinione delle Libertà