Il nuovo nucleare? Un sì grande quanto l’Italia
Era ora! Il Senato ha approvato in via definitiva la Legge delega per la produzione di energia nucleare sostenibile. In 81 senatori hanno pigiato il tasto del dispositivo elettronico di voto per dire sì all’avvio della riforma più significativa dell’Era Meloni. L’evento è storico – ha ragione il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin – e per dargli il giusto risalto scomodiamo nientemeno che l’astronauta Neil Armstrong che, quando mise per primo piede sulla luna, pronunciò la celeberrima frase “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Per i senatori del centrodestra è stata la stessa cosa. Quel tastino pigiato è stato un piccolo gesto per loro, un grande passo in avanti per gli italiani. Sia chiaro: non è che con il voto di ieri l’altro si cominci da domani a costruire siti nucleari. Magari fosse così. La Legge delega approvata autorizza il Governo a predisporre il quadro normativo necessario per reintrodurre il nucleare in Italia.
Dodici mesi, il tempo di realizzazione e approvazione dei decreti attuativi che serviranno a scegliere le tecnologie da utilizzare e a individuare i siti dove collocare gli impianti. Inoltre, la normativa dirà quali sistemi di sicurezza e controllo della produzione verranno adottati e come verrà gestito il ciclo dei rifiuti. Si occuperà anche dello smantellamento dei vecchi impianti nucleari presenti sul territorio e dello smaltimento delle scorie radioattive residuate. Il cronoprogramma prevede che per accendere il primo reattore bisognerà attendere il 2033, massimo il 2034. Potrebbe sembrare un tempo infinito, ma non lo è. Dopo quasi mezzo secolo di cecità assoluta della classe politica sull’argomento, e qualche referendum ideologico dallo scontato esito negativo dove la paura dell’olocausto nucleare l’ha fatta da padrona, è quasi un miracolo che quella stessa politica, finora riottosa e insipiente nel compiere scelte forti per il futuro della nazione, abbia acceso un faro di luce che ci lasci intravedere l’uscita dal tunnel sul fondamentale dossier dell’approvvigionamento energetico alternativo alle fonti fossili.
Si obietterà: il 2034 è lontano. No, otto anni passano in fretta e poi, vivaddio, sapere che un’uscita esista, che un futuro di tranquillità per gli italiani sia possibile, non è da sé stessa una grande........
