I fantasmi di Teheran
Il mondo brucia. Non è la prima volta che accade e non sarà l’ultima. Più spesso di quanto si immagini il divenire dell’umanità nella storia è la risultante di tensioni tra Stati sfociate in guerre. Non necessariamente combattute sul fronte bellico. Le guerre economiche, ad esempio, possono far male quanto se non di più di quelle dove è tangibile il disporsi degli eserciti sul campo di battaglia. Anche la cosiddetta Terza guerra mondiale a pezzi altro non è che la continuazione di uno scontro di civiltà mai spentosi ma soltanto inabissatosi per un periodo, in nascondimento carsico del suo fluire, fino alla riemersione che non è databile al febbraio 2022, cioè quando la Russia ha invaso l’Ucraina, ma che risale all’11 settembre del 2001, quando, con l’abbattimento delle Torri gemelle per mano dei terroristi islamici di al-Qaida, la Storia (con la S maiuscola) ha svoltato bruscamente.
Ora, l’attacco congiunto di Sati Uniti e Israele all’Iran è dentro quella storia che guarda in faccia il nemico ontologico dell’Occidente, gli dà un nome, ne riconosce la paternità sulle strategie terroriste. E perciò lo vuole morto. Tuttavia, l’alleanza israeliano-statunitense non è la proiezione in terra della Gerusalemme celeste; non è custodita in un’arca. È piuttosto una strada tortuosa costellata di errori e di valutazioni sbagliate, negarlo sarebbe stupido.
Ciononostante, riconoscere taluni errori commessi a Washington come a Tel Aviv non basta a inficiare la visione d’insieme dello scenario globale nel quale i singoli accadimenti trovano la loro esatta collocazione come tessere di un mosaico; non basta per giustificare la resa al nemico, in qualunque forma la si volesse presentare.
Per quanto sia una dannazione per chi ama ragionare sui fatti per coglierne le infinite sfumature, questa volta, visto che si parla di Persia, bisogna essere manichei, di un dualismo polarizzante che non ammetta deroghe. Bisogna decidere da che parte stare, omettendo di rifugiarsi nell’ambiguità della lana caprina e dei suoi ipocriti distinguo. Vi è una parte del mondo, fortemente motivata ideologicamente, che ha messo nel mirino l’egemonia dell’Occidente. Noi, per buona o cattiva sorte, siamo venuti al mondo in quota all’Occidente. Quindi, cosa facciamo? Pensiamo di cavarcela insultando il leader di fatto di quel mondo che è il nostro, oppure serriamo i ranghi e ci prepariamo a resistere alla reazione che il nemico ci........
