Datismo e Cattolicesimo: due salvezze per la stessa paura del nulla?
Claudio Cerasa ha scritto sul Foglio, il 7 maggio 2026, un articolo che merita di essere preso molto sul serio, perché fa una cosa rara nel giornalismo italiano: anziché soffermarsi sulla cronaca diplomatica dell’incontro tra Marco Rubio e Papa Leone XIV, ne individua il nucleo filosofico profondo. La tesi di Cerasa è limpida: ci sono ferite che si possono rimarginare, “anche nei traumi più dolorosi”, e ci sono ferite che invece “più le si tocca e più tenderanno a procurare dolore”. La vera ferita che nessun incontro potrà rimarginare non riguarda l’Iran, né l’Ucraina, né le punzecchiature reciproche tra Trump e il Pontefice. La vera ferita riguarda lo scontro tra due visioni del mondo incompatibili: da una parte il cattolicesimo, che pone la persona come fine; dall’altra il datismo delle tecno-oligarchie, che riduce la persona a dato da estrarre. Da una parte Leone XIV e la sua prossima enciclica, erede della Rerum Novarum; dall’altra Peter Thiel, Palantir e la pretesa di costruire, come scrive Cerasa, “una nuova fede basata sulla razionalità, un illuminismo che si fonda non sulla ragione ma sui dati”.
Cerasa ha ragione, e la sua intuizione andrebbe radicalizzata. Il datismo di cui parla non è un capriccio ideologico della Silicon Valley: è il punto di approdo di un processo intellettuale che ha radici lunghe e profonde. Già nel 2016, in Homo Deus, Yuval Noah Harari aveva battezzato questa tendenza con il suo nome proprio, descrivendola come una nuova fede che “dichiara che l’universo è costituito da flussi di dati” e che il valore di ogni fenomeno, compreso l’essere umano, si misura esclusivamente dal suo contributo all’elaborazione di quei flussi. Il datismo, nella formulazione di Harari, non è semplicemente una tecnica: è una religione, con i suoi comandamenti (produci più dati, connettiti a più reti, affidati all’algoritmo), i suoi sacerdoti (gli ingegneri della Silicon Valley) e il suo peccato mortale (interrompere il flusso dei dati). In Nexus (2024), Harari ha aggiornato e precisato il quadro: l’informazione non è verità, le reti che ci connettono possono dividerci, e l’intelligenza artificiale, scrive, “rischia di superare l’essere umano come epicentro delle reti di potere”. Il passaggio da Homo Deus a Nexus è il passaggio dalla profezia alla constatazione: il datismo non è più una possibilità futura, è l’ideologia operante della classe dirigente tecnologica americana. E che Thiel e gli altri ne siano i portavoce politici è, da questo punto di vista, perfettamente coerente: sono loro a sostenere, come ricostruisce Cerasa, che il mondo “dovrà sempre di più affidarsi a coloro che sanno prevedere il futuro attraverso la lettura dei dati”, che a quei “nuovi sacerdoti” e a quella “nuova religione occorre affidarsi”, e che è necessario “politicizzare la........
