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La missione di Books for Peace

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22.09.2026

La pace non è soltanto una parola, né un obiettivo affidato alle grandi istituzioni: può diventare un gesto quotidiano, una scelta, un impegno concreto. È questo il cuore di Books for Peace, realtà internazionale che attraverso cultura, libri, educazione, solidarietà, sport e difesa dei diritti umani cerca di dare voce a chi spesso non viene ascoltato e luce a chi rimane ai margini.

Ne parliamo con Antonio Imeneo, Presidente e Co-fondatore di Books for Peace International Award, per ripercorrere un’esperienza che negli anni ha attraversato Paesi, culture e comunità diverse, trasformando le parole in progetti concreti e la cultura in uno strumento di dialogo e di Pace.

Antonio, partiamo dall’inizio: che cos’è Books for Peace e qual è la sua missione?

Books for Peace nasce da una convinzione molto semplice: la Pace non si costruisce soltanto nei grandi palazzi o attraverso le dichiarazioni ufficiali. La Pace si costruisce ogni giorno, dal basso, attraverso piccoli gesti concreti.

La nostra missione può essere racchiusa in poche parole: “Voce per chi non è ascoltato, Luce per chi non è visto”.

Vogliamo accendere una luce sulle persone, sulle comunità e sulle storie che troppo spesso rimangono ai margini. Lo facciamo attraverso la cultura, l’educazione, la solidarietà, lo sport e la difesa dei diritti umani.

In questi anni abbiamo incontrato persone straordinarie, associazioni, istituzioni, scuole e realtà di tanti Paesi. Ma soprattutto abbiamo imparato che non esistono piccoli progetti quando un progetto riesce a restituire speranza anche a una sola persona.

Perché avete scelto proprio il nome Books for Peace?

Mi piace rispondere con una frase alla quale sono particolarmente legato: “Grazie alle bellissime storie e alle attività che incontriamo nel mondo, riusciamo a dipingere di blu le pagine del libro della nostra vita, perché altrimenti sarebbero semplicemente in bianco e nero”.

Per me la vita è un grande libro che scriviamo ogni giorno attraverso le persone che incontriamo, le nostre scelte e soprattutto attraverso ciò che riusciamo a fare per gli altri.

Il blu rappresenta la Pace, la serenità, il cielo, un orizzonte aperto. Ogni bambino aiutato, ogni ragazzo ascoltato, ogni diritto difeso, ogni storia raccontata aggiunge una nuova pagina a questo libro.

Ed è probabilmente questo il significato più profondo di Books for Peace: scrivere insieme pagine di vita attraverso la cultura e la solidarietà.

Il libro e la cultura possono realmente diventare strumenti di Pace?

Assolutamente sì. Un libro non ha bisogno di passaporto. Un pensiero può attraversare qualsiasi confine.

La cultura permette di conoscere ciò che altrimenti rischieremmo di osservare soltanto attraverso la distanza, la paura o il pregiudizio.

Lo abbiamo compreso soprattutto attraverso il nostro rapporto con l’Afghanistan. Per due anni siamo stati i custodi culturali della libreria Zan di Kabul, una libreria dedicata alle donne. Per sostenerne il significato e richiamare l’attenzione sulla condizione delle donne afghane abbiamo organizzato anche un incontro con la partecipazione della Vicepresidente del Parlamento Europeo, onorevole Pina Picierno.

Noi viviamo a migliaia di chilometri di distanza, con lingue, culture e condizioni di vita profondamente diverse. Eppure basta leggere una poesia, una lettera o il pensiero di un giovane perché quella distanza improvvisamente scompaia.

Quando un ragazzo racconta il desiderio di studiare, vivere serenamente e costruire il proprio futuro, non esistono più Oriente e Occidente. Esiste semplicemente un essere umano che sogna.

Avete realizzato anche importanti concorsi letterari internazionali, dall’Africa all’Afghanistan. Qual è il filo che li unisce?

Il filo conduttore è molto semplice: dare alle persone la possibilità di raccontarsi e........

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