Volodymyr nella parabola del cesarismo
Ibernato dal conflitto, tenuto su paradossalmente da Putin, Zelensky fa i conti con il suo potere
La guerra è un’orribile fucina di morte. Ed è pure un laboratorio di paradossi, come quello di Volodymyr Zelensky oggi in qualche modo politicamente “tenuto su” (diciamo così…) da Vladimir Putin. Non è una boutade, ma una mera constatazione, che parte sempre – come doveroso, e lungi da qualsivoglia inaccettabile terzietà – dall’assunto della differenza fra l’invasore (il sanguinario dittatore russo coi suoi gerarchi, cortigiani e agit-prop) e l’aggredito (la popolazione ucraina sottoposta a inaudite sofferenze da quel maledetto giorno del 24 febbraio 2022 in cui il Cremlino ha orwellianamente dato il via alla sua «Operazione militare speciale»). Da quel momento, anche al prezzo dell’eroismo personale (il rifiuto dell’esfiltrazione organizzata dall’intelligence Usa), l’ex attore e comico entrato nella stanza dei bottoni grazie a un’efficace strategia comunicativa neopopulista, si è convertito in un «leader guerriero» e in uno statista. Nondimeno, come noto, il potere logora, specialmente nelle condizioni dello stato di emergenza e della legge marziale; così, dopo avere trionfato denunciando la corruzione della precedente classe dirigente, Zelensky il “Servitore del popolo” – nome prima del programma satirico in tv, e poi del partito – poco ha fatto per contrastare il malaffare dilagato nel frattempo tra le fila del proprio inner circle. Il presidente ucraino non è mai stato........
