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Culle per la vita: basta stigma per le donne

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05.05.2026

Lasciare un figlio in un luogo sicuro è segno di responsabilità. Non di fallimento morale

A metà aprile un neonato è arrivato nella culla per la vita di Bergamo. Ha mangiato, non presenta problemi di salute. Accanto a lui c’era un biglietto di sua mamma: «Ti auguro una vita piena di gioia: Non possiamo darti una vita felice, ma sei stato tanto amato». La cronaca usa subito una parola che stride con questo dono di vita: abbandono. Serve a trovare un colpevole, un responsabile, a ripristinare un ordine morale. A interrogarsi con curiosità sull’identità del genitore. Eppure le “culle per la vita” esistono proprio per garantire l’anonimato, così come la sicurezza sanitaria e l’attivazione immediata dei protocolli di presa in carico. Per evitare che la paura, la solitudine o l’indigenza spingano verso soluzioni........

© L'Espresso