Negozi di vicinato in calo, resistono di più nei borghi
Negozi di vicinato in calo, resistono di più nei borghi
COMMERCIO. Perse 891 botteghe in dieci anni, tengono nelle vie storiche. Fusini: «Sono cambiate le abitudini». Caselli: «L’economia urbana resiste»
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Centri commerciali, globalizzazione, e-commerce. A ondate, il tessuto del commercio urbano ha rischiato di essere sempre più lacerato, mentre nella società mutavano abitudini, consumi, possibilità di spesa. Però, nonostante tutto, le botteghe provano a resistere, tra evoluzione (qualcuno puntando anche sul canale online, oltre a quello vis-à-vis) e ricambio (l’avanzata dei piccoli imprenditori stranieri), e «tengono» soprattutto là dove si conserva la dimensione di borgo: è lì, in quelle vie della città, che ancora oggi si incontrano più negozi di vicinato.
I negozi di vicinato a Bergamo: i dati del 2025
La mappatura prende forma attraverso la rielaborazione dei consueti dati della Regione sulle attività del commercio. Al 30 giugno 2025, in città si annoveravano 2.201 esercizi di vicinato, di cui 412 alimentari, 1.506 non alimentari (dall’abbigliamento agli utensili, dagli articoli per la casa ai giocattoli, dall’elettronica all’editoria), più 283 attività miste.
Certo, nell’ultimo decennio la desertificazione è stata evidente: lo stesso censimento della Regione aggiornato al 30 giugno 2015 indicava un totale di 3.092 «insegne», tra alimentari (531), non alimentari........
