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La 23enne aggredita in casa a Ponteranica: «Ho temuto di morire, ora chiedo giustizia»

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23.06.2026

La 23enne aggredita in casa a Ponteranica: «Ho temuto di morire, ora chiedo giustizia»

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IL RACCONTO DELLA VITTIMA. Il racconto della 23enne Lisa Cornaro: «Minacciata in arabo e violata, mi chiedo perché abbia assalito proprio me». L’aggressore - un 37enne di origine tunisina, senza fissa dimora, ora in carcere - ha ammesso di essere già stato detenuto nel suo Paese d’origine.

«Ho avuto tanta paura e pensato concretamente di poter morire. Ma l’unica cosa che avevo in testa era cercare di sopravvivere, per riabbracciare di nuovo la mia famiglia. Mi sono sentita violata nel mio privato, in tutto e per tutto. È stato sconcertante. Non riesco a capire perché sia successo proprio a me. È la domanda che continuo a farmi. Se potessi trovarmi davanti il mio aggressore, gli chiederei soltanto questo: perché hai voluto fare del male a me?».

Invoca «giustizia e sicurezza» Lisa Cornaro, la 23enne di Ponteranica che nel pomeriggio di giovedì, in pieno giorno, è stata vittima di una violenta aggressione all’interno della sua casa di via Valbona, assalita da un uomo a lei sconosciuto - G. H., 37enne di origine tunisina, senza fissa dimora, ora in carcere - che, dopo essersi aggirato sospettosamente in zona e aver fatto irruzione nell’abitazione, s’è scagliato con foga sulla giovane, strappandole i vestiti e cercando di violentarla in giardino.

«Saperlo in carcere mi rassicura»

«È sconvolgente pensare che una cosa del genere possa accadere nella propria casa, da parte di uno sconosciuto, senza motivo».

«È sconvolgente pensare che una cosa del genere possa accadere nella propria casa, da parte di uno sconosciuto, senza motivo».

«Ho temuto il peggio, fortunatamente i vicini hanno sentito le mie urla e sono intervenuti, bloccando l’aggressore fino all’arrivo dei carabinieri - spiega con lucidità la giovane, che lunedì 22 giugno nello studio del suo legale Omar Massimo Hegazi ha voluto incontrare i giornalisti, circondata........

© L'Eco di Bergamo