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Elezioni Ungheria, fine del dominio Orbán: chi è il nuovo presidente Péter Magyar

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Elezioni Ungheria, fine del dominio Orbán: chi è il nuovo presidente Péter Magyar

Il voto del 2026 segna una svolta per Budapest: affluenza record, Parlamento da ricomporre e un Paese che attende la conferma ufficiale dei risultati dopo la notte dello spoglio

Dopo sedici anni consecutivi al potere – venti se si considerano anche i quattro anni tra il 1998 e il 2002 – Viktor Orbán nella serata di domenica 12 aprile ha riconosciuto la sconfitta alle elezioni parlamentari ungheresi. «Un risultato doloroso per noi, ma chiaro», ha dichiarato il primo ministro uscente, aggiungendo che Fidesz «continuerà a servire il Paese dall’opposizione» e che, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, «non ci arrenderemo mai». La tornata elettorale del 2026 segna una svolta storica per l’Ungheria: lo spoglio parziale vede infatti in netto vantaggio il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, ex esponente di Fidesz poi uscito dal partito e diventato il principale sfidante del premier. Magyar ha scritto sui social un sintetico «Grazie Ungheria» quando i primi dati hanno iniziato a delineare un quadro favorevole alla sua coalizione.

Affluenza record e partecipazione oltre il 77%

Il presidente della Repubblica Tamas Sulyok ha confermato che le elezioni si sono svolte regolarmente e ha sottolineato la partecipazione altissima: il 77,8% degli aventi diritto si è recato alle urne, un dato che supera anche quello già elevato del 2022. «Questa affluenza dimostra senza alcun dubbio il funzionamento vigoroso della democrazia ungherese», ha dichiarato Sulyok, ricordando che i risultati definitivi arriveranno solo nelle prossime ore. Secondo la legge fondamentale, il presidente dovrà convocare la seduta inaugurale del nuovo Parlamento entro 30 giorni dal voto e proporre in quella sede il nome del prossimo primo ministro.

Il sistema elettorale e la lunga notte dello spoglio

Gli elettori chiamati alle urne erano 8.114.688. Il Parlamento ungherese conta 199 seggi:

106 assegnati nei collegi uninominali con sistema maggioritario,

93 tramite liste nazionali e delle minoranze.

La soglia di sbarramento è fissata al 5%. I seggi sono rimasti aperti dalle 6 alle 19, con un’affluenza molto alta fin dalle prime ore: alle 9 aveva già votato il 16,9% degli aventi diritto. Lo spoglio, iniziato subito dopo la chiusura delle urne, prosegue per tutta la notte. I dati parziali diffusi dall’Ufficio elettorale nazionale (NVI) indicano che, con il 45,7% delle schede scrutinate, Tisza sarebbe proiettato verso 135 seggi, una possibile maggioranza dei due terzi. Fidesz, il partito di Orbán, si attesterebbe invece intorno ai 57 seggi. Si tratta comunque di numeri ancora preliminari, in attesa della certificazione ufficiale.

Una pagina nuova per la politica ungherese

La sconfitta riconosciuta da Orbán apre una fase politica inedita per l’Ungheria. Magyar, figura relativamente nuova sulla scena internazionale, ha costruito negli ultimi mesi un consenso crescente, presentandosi come alternativa a un sistema politico dominato da anni dal premier uscente. Il presidente Sulyok ha ricordato che «il risultato delle elezioni, qualunque esso sia, costituirà una legittima autorizzazione a decidere in quale direzione dovrà andare l’Ungheria nel prossimo periodo». Una frase che fotografa bene il momento: un Paese che ha partecipato in massa al voto e che ora attende di conoscere, con i dati definitivi, la composizione del nuovo Parlamento.

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