Strage di pesci nel mare della Toscana: il “caso Capraia” e il batterio killer che fa migliaia di vittime
Strage di pesci nel mare della Toscana: il “caso Capraia” e il batterio killer che fa migliaia di vittime
Nell’allevamento ittico dell’isola sono state colpite tre gabbie su otto. Esclusa l’ipotesi di inquinamento, proseguono monitoraggi e controlli per evitare la diffusione del contagio
CAPRAIA ISOLA. Guardandole dal traghetto, prima ancora di arrivare in porto, circa la metà delle gabbie per l’allevamento di pesci in mare aperto sembrano ricoperte da una patina bianca. In realtà, sulla superficie di quelle gabbie che galleggiano al largo dell’isola di Capraia, tra la Corsica e Livorno, dentro un mare che da queste parti conserva il colore cristallino, sono pesci senza vita. Orate e branzini, per la precisione, vittime di una morìa che ha colpito l’allevamento della Cooperativa Maricoltura e Ricerca. Il motivo? Un’infezione batterica provocata dal “lactococcus garvieae”.
Un impianto nel cuore del Parco dell’Arcipelago
È un’immagine che non passa inosservata, soprattutto qui, a Capraia. Perché l’impianto si trova dentro il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, a circa 36 miglia dalla costa, in un’isola abitata da poche centinaia di persone e senza insediamenti industriali. Un luogo dove il mare rappresenta una delle ricchezze più importanti e dove l’allevamento della Maricap ha costruito negli anni la sua identità proprio sulla qualità dell’acqua e sull’attenzione all’ambiente.
Il batterio e gli accertamenti
Gli accertamenti sono in corso e la causa della morìa è stata individuata in un batterio che non ha nulla a che vedere con un episodio di inquinamento e che, secondo quanto spiegato dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Usl Toscana nord ovest, guidato da Luca........
