Livorno, «Pronti per la Casa del Cinema»: sei realtà alleate per il Gragnani
Livorno, «Pronti per la Casa del Cinema»: sei realtà alleate per il Gragnani
Presentata una proposta di gestione triennale dello storico edificio ereditato dal Comune dopo la scomparsa di Anna Razzaguta: «Ci piace pensare che l’eredità culturale di Federico Frusciante possa manifestarsi in questo potenziale percorso»
LIVORNO. Sei realtà della città hanno unito le forze per fare del Gragnani la Casa del Cinema di Livorno. La proposta è stata protocollata in municipio a febbraio e starà all’amministrazione valutarla appena si sarà concluso il passaggio dell’ex cinema al Comune, che lo ha ereditato dalla novantenne Anna Razzaguta, scomparsa ad agosto. Diciamo subito che la proposta non è fatta di qualche speranzoso intendimento: è un progetto artistico ed economico costruito su base triennale, che punta «a restituire vita a una sala sIl protorica» – l’ex cinema Gragnani, poi Arlecchino e Kino Dessé, che ha chiuso nel 2013 e ha lasciato spazio per qualche tempo al DeCircus – «per trasformarla in un bene comune, motore di cultura e laboratorio di futuro». La firmano per ora (non è detto che non si aggiunga qualcun altro): il centro di produzione I Licaoni, che con Alessandro Izzo e Francesca Detti è un’eccellenza nella produzione audiovisiva indipendente; il circolo Kinoglaz, presidio del cinema d’autore, con Marco Bruciati e Raffaello Gaimari; FiPiLi Horror Festival, che vede tra i volti di riferimento Ciro Di Dato e Alessio Porquier, e che intercetta il pubblico più giovane; il Centro Studi Commedia all’Italiana, istituzione per la divulgazione del patrimonio cinematografico nazionale, con Massimo Ghirlanda e Francesca Mennella; 50&Più Livorno, impegnata nel rafforzamento della ribattezzata “coesione intergenerazionale”, con Gianfranco Panariello; e l’associazione 8mmezzo di Michele Lezza, specializzata nel recupero della memoria audiovisiva del territorio, con il suo archivio unico di film di famiglia. Il percorso, raccontano insieme, è iniziato formalmente a novembre, con l’obiettivo di aprire una Casa del Cinema «che non sia calata dall’alto, ma governata da un’alleanza stabile delle migliori realtà cinematografiche e culturali del territorio». Luogo di proiezione, di lavoro e di formazione. Da tenere in piedi come? «Il cuore della proposta – è la sintesi – si fonda su 120 giornate di cinema all’anno suddivise in quattro macro ambiti, all’interno dei quali avrà un ruolo fondamentale un centro di formazione cinematografica permanente e popolare che possa offrire alle nuove generazioni un punto di riferimento nel settore audiovisivo». Quindi «rassegne tematiche, eventi speciali, divulgazione cinematografica, maratone, prime visioni e festival, archivio della memoria cittadina, saranno lo scheletro di uno spazio che vuole diventare un luogo di confronto e scambio quotidiano». Non solo una nuova sala di proiezione, «ma una casa per tutti coloro che vivono il cinema da una prospettiva diversa, capace di connettersi con le altre sale del territorio non in termini di concorrenza economica, ma di arricchimento generale dell’offerta, un hub costruito in relazione con altri spazi come Hangar Creativi, ex Terme del Corallo, scuole, università di Pisa e Biblioteca dello spettacolo di Villa Maria». Il progetto, come dicevamo, è stato consegnato al Comune ed è in attesa di una risposta formale dell’ente, che è alle prese con la burocrazia per il passaggio del bene dalla precedente proprietà. Chissà cosa ne avrebbe pensato la signora Anna, che nel suo lascito è stata chiara: il cinema deve restare nell’anima del Gragnani, niente parcheggi, case o cose simili, al solo pensiero «rabbrividisco», raccontò già qualche anno fa al Tirreno. E chissà cosa avrebbe detto Federico Frusciante, scomparso poche settimane fa, esperto e innamorato di cinema, re dei “criticoni”. La Casa del Cinema era un suo pallino fisso. L’amministrazione comunale ha già dichiarato di essere pronta a dedicargli uno spazio al Gragnani, quando sarà il momento. «Vogliamo esprimere – scrivono nel progetto le sei realtà – che era desiderio comune coinvolgere in questo percorso Federico, amico e collaboratore di moltissime iniziative, la cui scomparsa lascia un vuoto difficile da riempire. Ci piace pensare però che parte della sua eredità morale e culturale possa manifestarsi in questo potenziale nuovo percorso attraverso le modalità che, a tempo debito e senza cavalcare nessuna onda emotiva, verranno discusse con la proprietà, i futuri gestori e la stessa famiglia».
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