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Il Bianco di Carrara non acceca più, spettro della “cassa” sulle imprese: timore per i dazi di Trump e per la concorrenza dei resinati

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01.04.2025

CARRARA. Non c’è più il “Bianco” di una volta: o meglio, la qualità della pietra apuana è rimasta tale – un unicum, grazie a Madre Natura – ma non strega più i mercati come un tempo. Lasciamo per un istante da parte il marmo Bianco ordinario – tenendo a mente che è il materiale più diffuso nelle cave carraresi – e parliamo del settore lapideo nella sua interezza. È vero che le esportazioni “local” di marmo verso il mondo sono cresciute nel 2024, ma le prospettive del settore non scoppiettano: non sono pochi gli imprenditori apuani della pietra che starebbero valutando di ricorrere agli ammortizzatori sociali, alla cassa integrazione. Ci sono dati a testimoniare che le cose non vanno bene come potrebbe pensare il senso comune: ci sono i “numeri” dell’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio della Toscana nord ovest e ci sono quelli dell’Ufficio marmo del comune di Carrara da cui arriva un alert: nei primi due mesi del 2025 dalle cave carraresi sono state escavate 93mila tonnellate di blocchi; ovvero, il quantitativo più basso degli ultimi 25 anni.

Le belle performance

Nel 2024 i volumi dell’export apuano di pietra sono aumentato rispetto all’anno precedente dell’8 per cento per i blocchi e del 12,4% per la pietra lavorata. Tant’è che la Camera di........

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