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Livorno, il medico che sfida l’inferno: Soriani, una vita di missioni per dare speranza alle vittime di guerra – «I miei giorni tra bombe e fame»

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14.03.2026

Livorno, il medico che sfida l’inferno: Soriani, una vita di missioni per dare speranza alle vittime di guerra – «I miei giorni tra bombe e fame»

Tra i villaggi devastati del Darfur e gli ospedali improvvisati sotto le tende, il chirurgo livornese ha affrontato fame, ferite impossibili e bambini-soldato, portando cure dove mancano luce, strumenti e perfino la speranza

LIVORNO. Terra che vai, guerra che trovi. Cambiano i motivi, le armi e gli interpreti, ma l’orrore è sempre lo stesso. La distruzione, le atrocità e il dolore vanno a braccetto nel filo rosso che unisce popoli lontani. Da Haiti alla Libia, dalla Siria a Gaza, dall’Iraq al Congo. Ma dove c’è l’inferno, sopravvive la speranza. E a portarcela ci pensano i “soldati buoni” che hanno il bisturi al posto del fucile, le medicine come munizioni e un’umanità sconosciuta per chi è abituato a parlare con fucili, coltelli, bombe e missili. Nell’esercito degli angeli, Giuseppe Soriani è un alto graduato, con decine di missioni in tutto il mondo, capaci di lasciare un segno che va bel al di là del freddo curriculum. Esperienze incise nella mente: sguardi indelebili di dolore, gesti di riconoscenza; sorrisi restituiti sui volti dei bambini, lacrime di mamme disperate. Sempre in contesti di povertà estrema, dove rispetto ai tradizionali colori del triage che conosciamo tutti, esiste anche il nero, assegnato a chi è spacciato, perché provare a salvarlo sarebbe troppo complicato e dispendioso in termini di tempo (da togliere alle cure di altri) e materiali. Il medico livornese ha 61 anni. E dal 1999 si mette costantemente dalla parte delle vittime delle guerre in tutto il mondo, cercando di salvare vite, in condizioni estreme, dove quando si parla di ospedali le tende sostituiscono il cemento, i macchinari per la diagnostica non esistono, spostarsi è impossibile. E si lavora praticamente “H24”. Per anni l’ha fatto “sfruttando” le ferie per andare in missione........

© Il Tirreno