Da Livorno ai mercati del mondo, Giulia la manager delle traduzioni
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cronaca
LIVORNO. È una direttrice di un’orchestra molto speciale Giulia Gori. Si occupa di tutto ciò che è traduzione su App, smarthphone, campagne di marketing su tutti i mercati del mondo dove opera la sua azienda, la Qonto, con sede a Barcellona. È qui che vive ormai da anni la 33enne, livornese doc, cresciuta tra il Cisternone e il quartiere Fabbricotti: al liceo Enriques comincia la sua passione per le lingue straniere che ho poi coltivato all’università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha studiato Mediazione linguistica e culturale, per poi specializzarmi in Traduzione e Interpretariato alla University of Westminster di Londra.
La ex bimba delle partite al Palamacchia, quando indossava la maglia del basket femminile, quando torna non può fare a meno delle sue amiche di quegli anni, dell’agosto lento a Quercianella tra nuotate e chiacchiere al moletto. «Quando penso al grande salto nel vuoto che ho fatto lasciando Livorno, penso sempre che non sarebbe stato possibile senza la certezza della presenza e della costanza della mia famiglia e delle mie amiche (famiglia estesa). Mi hanno sicuramente dato la forza di portare avanti le mie scelte. E di fatti ogni volta che torno è come se non me ne fossi mai andata», dice. E quando se ne torna nella città della Sagrada Familia si porta sempre dietro schiacciata e roschette comprate rigorosamente al Mercato.
Studiare lingue all’Enriques le ha aperto mondi?
«La prima volta che ho trascorso un periodo lungo all’estero è stato nell’estate del 2013, a 21 anni, quando un po’ per caso decisi di lavorare come animatrice in un “summer camp”, un grosso centro estivo, in Connecticut (Stati Uniti). Studiando lingue straniere ed essendo l’inglese la mia più grande passione, fu un passo naturale. Studiavo inglese dalle elementari, ma volevo una full immersion vera e propria, passare il tempo con madrelingua inglesi. Ricordo benissimo il volo Pisa-New York e la sensazione di smarrimento per questo salto nel vuoto, lo shock culturale al mangiare la pizza con tantissimi condimenti e salse, recitare l’inno nazionale ogni mattina e vedere fast food ovunque. Ma ricordo anche di aver pianto a dirotto quando lasciai la famiglia che mi ospitava».
A Barcellona lei si occupa di espansione dei mercati. In cosa consiste il suo lavoro?
«A Barcellona lavoro per un’azienda fintech francese, si........
