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Rientrati a Livorno dopo l'arresto di Israele - I braccialetti coi numeri e i cani: «L’inferno sulla nave prigione»

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23.05.2026

Rientrati a Livorno dopo l'arresto di Israele - I braccialetti coi numeri e i cani: «L’inferno sulla nave prigione»

Claudio e Federico Paganelli sono a casa: «Per fortuna hanno letto male i passaporti e non hanno capito che eravamo padre e figlio»

LIVORNO.  All’alba, con ancora addosso l’odore del mare, della salsedine e della detenzione, Claudio ed Enrico Federico Paganelli, padre e figlio, sono rientrati a Livorno. Alle cinque del mattino di venerdì 22 maggio, dopo lo sbarco a Fiumicino avvenuto nella notte di giovedì 21, i due attivisti livornesi della Global Sumud Flotilla hanno finalmente riabbracciato gli affetti di casa. Arrivano dalla Turchia, ma soprattutto da giorni che – raccontano – «non dimenticheremo mai». Giorni di navigazione verso Gaza, di inseguimenti in mare aperto, di abbordaggi israeliani, di paura, tensione e violenza. La loro missione era quella della Freedom Flotilla: rompere simbolicamente il blocco navale imposto alla Striscia e consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. «Non siamo andati in crociera – racconta Claudio – siamo andati a fare quello che gli Stati non fanno». Nelle stive delle imbarcazioni c’erano scatole di generi alimentari, medicinali, zainetti scolastici destinati ai bambini palestinesi e medici pronti a intervenire nel caso in cui la flottiglia fosse riuscita ad approdare sulle coste di Gaza.Il coraggio dell’università Federico, studente dell’Università di Pisa alla facoltà di scienze politiche, rivendica con orgoglio la solidarietà arrivata dall’ateneo. «Mi fa piacere – spiega – perché finalmente un’istituzione ha trovato il coraggio di prendere posizione. Non su una questione politica, ma sul diritto internazionale e umano. Quando vengono colpiti i diritti........

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