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Legge elettorale, la maggioranza si spara addosso, l’opposizione festeggia senza senso: meglio una riforma imperfetta che il Parlamento dei nominati

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Martedì, alla Camera, è andata in scena una rappresentazione che conosciamo a memoria: un voto segreto affrontato con arroganza e imperizia, i classici franchi tiratori, la maggioranza sotto per un soffio, la premier che evoca la palude, le opposizioni che ne chiedono le dimissioni. Ma chi si ferma alla cronaca — chi ha tradito, quanti erano, che ne sarà del governo — manca il punto vero, che non riguarda la sorte dell’esecutivo, ma qualcosa di ben più serio: il rapporto tra i cittadini e la loro rappresentanza.

Da oltre trent’anni, dall’alba della cosiddetta Seconda Repubblica, la politica italiana si è posta — e con buone ragioni — il problema della governabilità. Una preoccupazione legittima, figlia delle crisi al buio della Prima Repubblica, che però si è trasformata in ossessione e ha prodotto, legge dopo legge, il progressivo restringimento del potere decisionale di chi vota: le liste bloccate del Porcellum, i capilista nominati dell’Italicum, i listini prestampati del Rosatellum. A ogni passaggio il........

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