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I preti sospesi per i debiti sfrattati dalla canonica di San Benedetto Abate: l’ha deciso il giudice

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23.03.2026

Don Giovanni Braglia, uno dei 2 preti che il giudice ha stabilito debba lasciare Casa Betania, nella parrocchia di San Benedetto Abate

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Modena, 24 marzo 2026 – Era stato un duro colpo per i fedeli della parrocchia di San Benedetto Abate, finita nella bufera: il vescovo aveva deciso di sospendere i due parroci, don Giovanni Braglia e don Dariusz Mikoda a fronte di una presunta malagestione della parrocchia legata ad un passivo di bilancio per centinaia di migliaia d’euro: si parlò di debiti e presunti blitz al casinò.

Il braccio di ferro tra i sacerdoti e la diocesi sulla casa

Da quel momento, ovvero dal 2022, la Diocesi aveva sollecitato i due sacerdoti a lasciare i locali di Casa Betania, in cui vivevano da 30 anni. Dopo un procedimento dinanzi al tribunale civile di Modena, a cui hanno presentato ricorso i religiosi, ora il giudice ha stabilito, a distanza di oltre 3 anni, che i sacerdoti lascino la residenza. Infatti il dispositivo del giudice Francesca Cerrone, della prima sezione civile del tribunale di Modena, dà ragione alla Diocesi affermando che quei locali – ovvero Casa Betania, che comprende l’appartamento privato al cui interno risiedono i religiosi da anni – debbano tornare nella disponibilità della Diocesi. I religiosi, invece, avevano più volte ‘difeso’ e sostenuto quello che ritenevano il legittimo diritto di abitazione di ‘Casa di Betania’ e, nel frattempo, in questi anni hanno continuato ad incontrare quel gruppo di fedeli che da sempre li ha sostenuti tanto da manifestare, in passato, dinnanzi alla parrocchia con cartelli.

“Quella casa è stata pagata con soldi nostri”

La vicenda nasce appunto nel 2022 a seguito della sospensione dei don da parte del vescovo legata all’ingente passivo di bilancio per centinaia di migliaia d’euro (Situazione per la quale è in corso un parallelo procedimento amministrativo penale del codice canonico). Da quel momento la Diocesi aveva intimato agli ex parroci di lasciare Casa di Betania ma da subito i religiosi si erano detti contrari, sostenendo come proprio quella residenza, a partire dagli anni ’90, fosse stata realizzata con denari e mezzi propri da don Gianni – a fronte di un ingente lascito – e di alcuni altri ‘sostenitori’.

Nel ricorso i religiosi avevano fatto presente come, nonostante la consolidata situazione abitativa continuativamente in essere da oltre 30 anni, la Curia Arcivescovile di Modena e Nonantola, nel 2022 avesse proibito loro - e a loro dire senza giustificato motivo - di dimorare nei locali da loro sempre e pacificamente posseduti e abitati, imponendo l’immediato rilascio dell’abitazione.

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La sentenza del giudice: perché i preti devono andarsene

Così non è stato, però, per il giudice che sottolinea, nel motivare la sentenza, come sia invece emerso che tale appartamento è stato costruito negli anni Novanta e ampliato dalla Parrocchia stessa a sue spese e su area di sua proprietà per essere integralmente destinato alle opere parrocchiali (ivi compresa, appunto, l’abitazione dei parroci cosiddetta canonica) . Ad ottobre del 2024 era tra l’altro arrivato il nuovo parroco, don Matteo, che si sarebbe trovato a vivere – essendo la canonica ‘occupata’ dagli ex parroci – in un piccolo locale. Pare che, nel corso del procedimento, la Curia abbia proposto soluzioni alternative ai religiosi che, però, si sarebbero sempre rifiutati di allontanarsi. La Diocesi, dal canto suo auspica di addivenire ad una soluzione della controversia, trovando quindi una soluzione ‘pacifica’ con i due ex parroci.

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© il Resto del Carlino