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Alla faccia del posto in Comune, in 60 chiedono di andarsene: "Non si sta bene come una volta"

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14.02.2026

C’è un fuggi fuggi dal posto in Comune di Pesaro. Nel 2025 all’ufficio personale di Piazza del Popolo sono arrivate quasi 60 richieste di mobilità in uscita, cioè sono quasi sessanta i dipendenti che hanno chiesto di andare a lavorare in un altro ente, restando nel pubblico.

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Tante anche le dimissioni volontarie

Tra questi anche tre cosiddette posizioni organizzative (funzionari, per intenderci) e un dirigente. Un numero oggettivamente alto che ha fatto rizzare le antenne ai sindacati. Nel mese di dicembre 2025, almeno tre sono state le dimissioni volontarie e a leggere le determine un funzionario, pur di andarsene prima possibile, ci ha rimesso 4.805 euro. Per la stessa fretta di dimettersi un istruttore ci ha rimesso 221 euro. L’emorragia è iniziata – secondo i sindacati della funzione pubblica – dieci anni fa. All’ufficio personale del Comune non c’è preoccupazione, ma rassegnazione perché il tasso di mobilità in uscita sarebbe "assimilabile a quella degli altri Comuni e della Regione".

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Le ragioni economiche dietro al fuggi fuggi

Insomma mal comune, mezzo gaudio. Ma perché ciò accade? "Per ragioni economiche. Gli enti centrali (Inail, Inps, Agenzia delle dogane…) – spiegano in Comune – anche con uffici a Pesaro, hanno sbloccato le assunzioni e pubblicato concorsi. Chi lascia è perché insegue stipendi più alti e perché avrà meno responsabilità anche grazie a procedure più standardizzate".

La Cgil: ma c’è anche disagio

Di media si parla di un aumento salariale di 200 euro al mese. E se la ragione di tanta mobilità fosse dovuta ad un ambiente difficile? A questo non è possibile trovare un riscontro perché a Pesaro non c’è un numero di vertenze significativo in tal senso. "Il dipendente pubblico teme la vertenza – dice Michele Niger, segretario Cgil Funzione pubblica enti centrali e locali –, piuttosto migra altrove. Una mobilità così alta indica un disagio che è mosso al primo posto dalla questione economica, ma anche dall’organizzazione del lavoro e dalla cosiddetta vicinanza dalla politica".

Cioé? Parafrasando Niger un conto è avere un problema con Inps, per cui il cittadino alla fine se la deve prendere con Roma e un conto è salire tre rampe di scale in Comune per un problema di competenza del sindaco, della giunta o del Consiglio comunale. Scopriamo quindi che il modello di lavoro negli enti locali è duttile e non standard per dare capacità di manovra alla politica, ma di conseguenza "questo genera il sovraccarico di lavoro e di responsabilità a fronte di una minore retribuzione – osserva Niger – stabilita dal contratto nazionale".

A Pesaro la pressione politica pesa poco o tanto?

"E’ come altrove – dice Niger –. La fuga non accade solo a Pesaro, ma c’è da dire che a Pesaro, la mobilità in uscita, è molto alta se si mette in relazione il fenomeno di oggi con i dati di dieci anni fa".

"Il Comune di Pesaro è sempre stato attrattivo, ben sopra la media di altri Comuni. Invece da dieci anni a questa parte è oggettivo che da dipendente non si sta più bene come si stava una volta. Per esempio c’è minore flessibilità. Ma vorrei dire cosa si sta facendo".

"Con il Comune siamo riusciti ad implementare di oltre 100mila euro il fondo di contrattazione decentrato che ci permette di migliorare le condizioni dei lavoratori, compreso l’aspetto economico".


© il Resto del Carlino