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Sara Pedri, riprendono le ricerche: a 5 anni dalla scomparsa si torna a sondare il lago

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17.02.2026

Forlì, 17 febbraio 2026 – Il 4 marzo sono cinque anni. Sara Pedri scompare nel nulla il 4 marzo 2021. In mezzo c’è il dramma di una famiglia, un processo penale e le ricerche nel lago di Santa Giustina, in Trentino. Che non hanno prodotto alcun risultato. Ora però è ufficiale: le esplorazioni nel bacino artificiale della Val di Non riprenderanno.

Per gli inquirenti Sara, 31 anni, ginecologa forlivese, che prestava servizio all’ospedale Santa Chiara di Trento, si sarebbe suicidata gettandosi in quel lago. Per mesi Sara s’era lamentata coi famigliari del mobbing subìto nel reparto di ostetricia e ginecologia del nosocomio trentino. Poi la mattina del 4 marzo 2021 scompare. La sua T-Roc viene trovata sul ponte di Mostizzolo, proprio di fronte al lago di Santa Giustina.

Ed è da lì, in quella conca d’acqua, che ripartiranno le perlustrazioni. Entro breve. Forse proprio all’inizio di marzo. Cinque anni dopo la scomparsa di Sara. Al momento le tempistiche non sono definite. Ma la macchina delle ricerche è già di fatto partita: la conferma arriva dai carabinieri di Cles. L’ingranaggio è complesso e verrà coordinato dalla prefettura, e coinvolgerà vigili del fuoco, protezione civile, soccorso alpino e volontari. L’obiettivo è trovare il corpo di Sara. Viene così accolta la richiesta della famiglia forlivese di Sara, la mamma Mirella e la sorella Emanuela. Che da anni vivono l’angoscia di non poter dare una sepoltura a Sara.

Un dolore che si accumula al complesso cammino del processo penale innescato dalla vicenda di Sara; svolgimento giudiziario che ha coinvolto diverse parti civili e decine di testimoni che hanno confermato il clima di presunti maltrattamenti sul lavoro in corsia a Trento. Alla fine i due imputati, l’ex primario Saverio Tateo e la sua vice Liliana Mereu, sono stati assolti dal giudice del tribunale di Trento Marco Tamburrino. Ora si attende il processo d’Appello. E nel frattempo Tateo, che venne licenziato dall’Ausl trentina, è stato prima reintegrato (anche se ormai lavora altrove) e poi risarcito. La sorella, la mamma e gli amici di Sara continuano però la loro battaglia. E ora sperano in queste nuove ricerche. Che presto riprenderanno, 5 anni dopo il dramma della ragazza.


© il Resto del Carlino