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L’Avvelenata. E fu l’inizio del dissing. “Andai a casa di Guccini per fare pace”

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19.03.2026

A sinistra Riccardo Bertoncelli, critico musicale, 73 anni e a destra Francesco Guccini

Articolo: "Canterò soltanto il tempo". Francesco Guccini in mostra

Articolo: Quei cantautori tra la via Emilia e il rock

Bologna, 19 marzo 2026 – È diventato una celebrità del pop, Riccardo Bertoncelli, dopo essere stato citato in una delle canzoni più famose di Francesco Guccini, “L’avvelenata“: “Tanto ci sarà sempre, lo sapete / Un musico fallito, un pio, un teorete / Un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate”. Reo, lui giovane giornalista musicale per il mensile Gong, di aver fortemente criticato l’album del Maestrone, ‘Stanze di vita quotidiana’. Il brano deve la sua notorietà anche a quelle parole così dure e dirette, oggi si direbbe un ‘dissing’, riprese di recente da Fabri Fibra in apertura del suo ultimo disco, ‘Mentre Los Angeles Brucia’. Una lunga citazione che ha avuto il benestare del cantautore. È una delle tante storie raccontate da Bertoncelli, che ha attraversato oltre 50 anni di dischi ascoltati e recensiti, nel suo nuovo lavoro ‘Abitavo a Penny Lane. Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues’ (Feltrinelli). Il volume verrà presentato dall’autore questa sera a Bologna (ore 18) nella Libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana, 1.

Bertoncelli, è vero che la polemica tra lei e Guccini si risolse poi proprio a Bologna?

“Si, io scoprii per caso di essere stato citato da Guccini, all’apice della sua notorietà, specie negli ambienti di chi amava la canzone d’autore impegnata, e decisi che fosse necessario chiarirci. Così feci quello che oggi sembrerebbe fantascienza, presi l’elenco telefonico, trovai il suo numero e l’indirizzo, via Paolo Fabbri 43, presi il treno e andai a trovarlo a Bologna. Non solo ci siamo parlati, ma è nata una amicizia. Francesco mi ha invitato più volte a fare delle conversazioni pubbliche sul suo lavoro”

La sua recensione, molto feroce, rifletteva, era il 1975, il clima culturale dei tempi.

“Eravamo, noi di Gong, tutti molto giovani e armati di un furore sacro che vestiva i panni della politica. I cantautori dovevano dimostrare il loro impegno sociale. Francesco, ai miei occhi, lo aveva messo da parte preferendo raccontare se stesso, in una dimensione privata e non pubblica. E questo era considerato un peccato”

Guccini non fu il solo ad essere oggetto delle vostre analisi non proprio benevole.

“Non guardavamo in faccia a nessuno. Ci fu una accesa polemica, sempre nel 1975, con gli Area di Demetrio Stratos, uno dei gruppi di ricerca più originali del panorama italiano. Io mi presi l’onere di spiegare in un articolo a Demetrio, che è stato un grandissimo artista, come avrebbe dovuto cantare per tornare a quelli che io consideravo i fasti di un tempo. Non la prese bene, scrisse una lettera infuocata al giornale, nella quale contestava punto per punto quello che avevo scritto e lo faceva con cognizione di causa. Fummo costretti a ‘risarcirli’, qualche numero dopo, con una lunga intervista e un bel servizio fotografico di Roberto Masotti”

La sua storia professionale si è intrecciata con Bologna anche dopo l’incontro con Guccini.

“È successo alla fine degli anni ’70, dove, in una Bologna ancora sotto effetto delle ribellioni studentesche del ’77, fu in buona parte concepita la rivista Musica 80. Nel gruppo di persone che contribuirono a crearla c’era Franco Berardi ‘Bifo’, il giornalista Maurizio Torrealta, Il futuro regista Renato De Maria e il gruppo di grafici Traumfabrik, che provenivano dalla famosa casa occupata di Via Clavature. Ideammo un giornale che mescolava la musica con il cinema, la letteratura e l’arte”

Bologna è città di provincia. Il suo libro, sin dal titolo, è un omaggio alla provincia.

“Io sono nato a Novara e a Novara, nel piccolo quartiere dove abitavo, ho immaginato ci fosse la mia ‘Penny Lane’. Come i Beatles, che erano i miei eroi, trasfiguravo le vie che percorrevo, i negozi che frequentavo, come fossero il centro dell’universo. Questa è la forza straordinaria della musica, riesce a farti viaggiare, a alimentare la fantasia, a renderti una persona migliore”.

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© il Resto del Carlino