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Montesasso, Comune condannato

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18.02.2026

I massi che si sono staccati dalla rupe si Montesasso, quasi per magia, dopo aver danneggiato l’allevamento avicolo di Marco e Gabriele Faeti, rotolano fino al municipio di Mercato Saraceno. Infatti la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune contro la sentenza della Corte d’appello di Bologna che nell’aprile 2021 l’aveva condannato a pagare quasi 180.000 euro per i danni che una frana aveva causato all’allevamento; parte dello somma, 125.000 euro, fu pagata dalle Assicurazioni Generali con le quali il Comune aveva stipulato una polizza, ma la parte restante, circa 45.000 euro era di competenza dall’ente guidato dal sindaco Monica Rossi, con un aggravio di alcune migliaia di euro perché il pagamento fu eseguito solo dopo un lungo tira e molla con tanto di decreto ingiuntivo e minaccia di pignoramento della somma presso la tesoreria comunale.

L’inizio della vicenda risale al 2001, quando si verificarono i primi smottamenti della Rupe di Montesasso con caduta di massi che danneggiarono il capannone adibito ad allevamento di polli di proprietà dell’azienda agricola Faeti Marco e Gabriele. Altre frane si verificarono negli anni successivi (2005, 2010, 2014 e 2015) rendendo parzialmente inutilizzabile l’allevamento e causando quindi un grave danno economico all’azienda agricola.

I proprietari dell’azienda agricola sostenevano che l’Amministrazione comunale non era intervenuta per risolvere la situazione di pericolo che caratterizzava la Rupe di Montesasso, adiacente al capannone, venendo così meno ai suoi obblighi. In effetti la situazione di pericolo era stata oggetto di una serie di ordinanze firmate dai sindaci che si erano succeduti a partire dal 1981, nelle quali veniva intimato ai proprietari dei terreni a monte della rupe di provvedere alla regimazione delle acque, specificando che l’inottemperanza dei privati avrebbe comportato l’esecuzione dei lavori da parte del Comune, ma a spese dei proprietari dei terreni. In realtà i lavori non furono eseguiti né dai proprietari, né dal Comune che nel 2015 dichiarò inagibile l’allevamento che, da allora, è bloccato. Nel 2017, il Tribunale di Forlì respinse la domanda di risarcimento avanzata dall’azienda agricola, ma in appello la sentenza fu ribaltata: fu accolta parzialmente la richiesta dei proprietari (assistiti dall’avvocato Stefano Spinelli con studio in piazza del Popolo a Cesena) di essere risarciti per la mancata produzione dell’allevamento, a partire dal 2001, per 1,7 milioni di euro, condannando il Comune a pagare 147.000 euro per risarcimento danni e le spese legali. Nei giorni scorsi i giudici della Cassazione hanno dichiarato infondato il ricorso del Comune e l’hanno condannato a pagare le ulteriori spese: liquidate in 7.655 euro che, considerando Iva e oneri accessori superano i 10.000 euro.


© il Resto del Carlino